“Un bambino Prodigio” – Irène Némirovsky

ATTENZIONE!! SPOILER!!

 

Una delle mie autrici preferite in assoluto, di cui ancora (per scelta) non ho letto tutto.

Della Némirovsky mi piace sapere che ho ancora qualche libro lì in attesa da leggere: è una cosa psicologica.

E’ per questo che tra la mia lista (ormai infinita) di letture a piacere ho trovato uno dei suoi racconti, “Un bambino prodigio” (63 pagine).

Inutile dire che l’ho letto in pochissimo tempo, prima di andare a letto, e che ero colma di aspettative.

In genere i libri così piccoli mi spaventano; ho sempre paura che in qualche modo mi deludano.

Ma dopo “Il ballo”, la Némirovsky aveva fatto scomparire ogni mia paura sulle sue capacità di trasformare poche pagine in un capolavoro.

E invece questa volta devo dire che questo piccolo libro non mi ha colpita in nessun modo.

La storia, di base, è interessante: un bambino talentuoso che riesce a carpire le sensazioni degli altri e a trasformarle in canzoni diventando così un personaggio popolare.

Peccato che poi la trama si snoccioli in un modo molto banale: il bimbo viene venduto dai genitori ad una signora molto ricca e trascorre i suoi giorni nel lusso, finché una brutta febbre non lo fa delirare e viene mandato in una casa in campagna a spese della sua tutrice.

Una volta ripresosi si rende conto che non è più in grado di scrivere nemmeno mezza canzone.

In poche parole, viene ripudiato da tutti (poiché ritenuto inutile) e si suicida.

 

Non so se sono solo io ad aver trovato il tutto molto insignificante, ma credo fermamente che da uno spunto del genere la Némirovsky avrebbe potuto tirar fuori una storia più intrigante di questa, con un finale molto più originale.

A volte anche le migliori scrittrici riescono a non sorprendere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.