Recensione – “Primo venne Caino” di Mariano Sabatini

Sulla scrivania davanti al corpo, a pochi centimetri dalla mano destra protesa sul piano, un foglio di carta A4, estratto evidentemente dalla busta di carta marrone che giaceva squarciata con il tagliacarte poco più in là. “PRIMO VENNE CAINO.”

Dopo il successo de “L’inganno dell’ippocastano” (Salani, 2017), Sabatini torna con un altro thriller avvincente.

Questa volta troviamo Leonardo Malinverno alle prese con un serial killer chiamato “Il Tatuatore”, poiché prende dalle sue vittime lembi di pelle tatuata seguendo un rituale preciso ed estremamente macabro. Il nostro protagonista, che a seguito di un malore del suo direttore è stato ingiustamente allontanato dalla redazione del Globo, decide di aprire un suo sito online e di continuare così la carriera da giornalista investigativo.

Malinverno si troverà ben presto a dover rispondere ad alcuni quesiti: con che criterio il Tatuatore sceglie le sue vittime? E i tatuaggi che preleva sono scelti a caso o hanno un significato?

Assieme allo storico amico nonché vicequestore Jacopo Guerci e al brigadiere Lucia Simoncini, Malinverno indagherà sul mistero che si cela dietro a questa serie di omicidi, portando avanti, come sempre, un percorso parallelo a quello dei carabinieri.

Sono rimasta molto colpita da questo romanzo che mi ha coinvolta ancora più del primo. In questa storia c’è tutto: non solo la bravura e l’intelligenza di un Malinverno sempre sul pezzo, ma anche i suoi sentimenti, le sue paure, le sue riflessioni, il suo dinamismo, l’amicizia sincera. E quel suo innato intuito, quel coraggio di seguire sempre l’istinto che lo caratterizza e lo rende la persona speciale che è.

Ci troviamo faccia a faccia anche con personaggi secondari così ben descritti da farli diventare parte di noi. Chiudere questo libro per me ha voluto dire abbandonare tutta una serie di persone a cui mi ero affezionata e, per un romanzo di nemmeno 300 pagine, questa è una grande prova. Ho provato tenerezza per Eimì, la giovane ragazza greca innamorata di Malinverno, avrei voluto sinceramente abbracciare Carla Tesei, collega e amica del giornalista, avrei voluto ridere insieme ad Arrigo (magari prendendo in giro con lui il povero Leo), e avrei stretto la mano a Lucia, una donna forte e coraggiosa, ma anche umana e fragile. Avrei voluto guardare i gabbiani con Leonardo e dirgli che non è solo, perché anche io mi sono sentita come lui.

Lasciare tutti loro non è stato facile, così come non lo è stato realizzare che l’indagine era chiusa, finita, che non avrei più indagato con gli occhi di Malinverno. Ho seguito tutta la vicenda con estremo interesse, senza riuscire però a sbrogliare la matassa da sola, e questo secondo me è proprio ciò che deve fare un thriller.

Ancora una volta Sabatini è riuscito ad intrecciare magistralmente una trama condita da tantissimi ingredienti, creando una storia vivida, scorrevole e psicologicamente ben congegnata.

Questo è indubbiamente uno dei più bei libri letti nel 2018 e spero davvero di leggere molto presto una nuova storia del mio caro Malinverno.

Clicca qui per leggere la mia intervista all’autore.


Clicca qui sopra per acquistare il romanzo attraverso il mio link di affiliazione.

Questo romanzo mi è stato inviato dall’autore che ringrazio.

Mariano Sabatini (Roma, 1971), giornalista, scrive per quotidiani, periodici e web. In passato è stato autore di programmi di successo per la Rai, Tmc e altri network nazionali, ha condotto rubriche in radio e oggi è molto presente sulle maggiori emittenti come commentatore. Ha scritto diversi libri. “Primo venne Caino” è il suo ultimo romanzo (Salani, 2018). 

2 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.