Recensione – “La cucitrice di sogni” di Giulia Dal Mas

Pensò a quale straordinaria capacità possedesse sua madre e a come fosse avvilente che per tutti fosse stata solo la sarta del paese. Non era così: lei, che ne conosceva l’animo gentile e ne percepiva la fragilità, sapeva che era ben più di quello. Era una cucitrice di sogni, e quel pomeriggio di molti anni prima aveva cucito il suo.

Una vecchia foto, un carillon e un pezzo di tulle rosa: sono questi gli unici tre oggetti che Celeste ha con sé da sempre. Da quel giorno in cui è stata data in adozione ad una famiglia bellissima che le ha dato tutto l’amore possibile, facendola diventare una grande donna. Una magnifica ballerina pronta ad entrare al Teatro alla Scala di Milano.

Ma ora che i genitori adottivi sono morti in un terribile incidente stradale, Celeste capisce di volere delle risposte. Chi è la sua vera madre?

In un momento di profonda crisi esistenziale che la porta anche a mettere in discussione l’amore per il padre di suo figlio, la nostra protagonista si aggrappa a quella domanda e parte così verso Siena, la sua città natale.

Le sue speranze si infrangono subito quando, nell’ufficio archivi dell’ospedale, le viene comunicato che lei è il frutto di un parto anonimo, e che perciò è impossibile rintracciare la sua genitrice. Ma un incontro fortuito cambierà le carte in tavola.

In una deliziosa saletta da tè, infatti, Margherita, un’anziana signora, la scambia per una sua vecchia amica, Antonia Cateni. Una ballerina nata a Siena e diventata poi étoile del Teatro Kirov di San Pietroburgo, con cui si è tenuta in contatto per molti anni per via epistolare.

Saranno proprio le lettere di Antonia il primo vero indizio per cercare le origini della sua famiglia di provenienza.

Una storia struggente ed emozionante che vi farà respirare l’aria di un’epoca ormai passata e la passione immortale l’arte della danza.

Ho letto le storie di Celeste e di Antonia con voracità ed empatia, lasciandomi trasportare da una narrazione fluida e ricca di dettagli che è tipica della Dal Mas. L’autrice ha dimostrato ancora una volta la sua innata capacità di riportare su carta le immagini e gli odori degli ambienti che descrive, ma soprattutto le sensazioni più intime dei suoi personaggi.

La storia è ben costruita ed intervallata da flashback che aumentano la curiosità del lettore di pagina in pagina. Ho adorato il carattere forte di Antonia, l’umana fragilità di Celeste, ma anche la sua estrema sincerità. E ho ritrovato con piacere Sophie, la protagonista di “Quando fioriranno le rose”, qui in veste di amica saggia ed indispensabile.

Sul finale forse avrei voluto avere più informazioni: mi sono appassionata così tanto alla storia delle protagoniste che è stato un trauma lasciarle, e mi sarebbe piaciuto saperne ancora di più sul loro passato e sui motivi delle loro scelte (ma ammetto che questo è un problema dettato dalla mia estrema curiosità!).

Consiglio questo romanzo a tutti coloro che vogliono emozionarsi e che amano le storie, come dico io, “in stile Riley” 🙂

Sono felice di aver letto questo secondo capitolo della saga* di Villa Matilde e non vedo l’ora di leggere il prossimo!

Ancora una volta, brava Giulia!

Clicca qui per leggere la mia intervista a Giulia Dal Mas.

*NB. I romanzi della saga di Villa Matilde sono slegati l’uno dall’altro e possono essere letti come libri autoconclusivi – anche se io, personalmente, preferisco sempre leggere i libro nell’ordine di uscita 😉

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Giulia Dal Mas è nata a Pordenone. Laureata in Giurisprudenza, è sposata e ha tre figli. Ha esordito con un romanzo digitale e vinto il concorso Chrysalide Mondadori nella categoria realistica. Il suo racconto “La vita di Vera Walsh” è stato pubblicato nell’antologia ebook “Una storia Magica”, con prefazione di Sveva Casati Modignani. Oltre alla scrittura e alla lettura ama il giardinaggio, la cucina, i vecchi edifici da restaurare e l’arte pop surrealista. 

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