Recensione – “La bambina che somigliava alle cose scomparse” di Sergio Claudio Perroni

Pulce sapeva che a volte andarsene è solo un modo più efficace per restare.

Cosa può fare una bambina che non si sente accettata dai suoi genitori?

Prendersi una vacanza, per esempio.

È il caso di Pulce, la protagonista di questo libro che, dopo essere stata caldamente incoraggiata ad assomigliare ai suoi fratellini e cuginetti proprio da chi l’ha messa al mondo, decide di fuggire di casa. Perché lei è così com’è e non ha certo intenzione di cambiare.

Così Pulce parte per il suo cammino spensierato, in cui incontrerà tanti personaggi, ma soprattutto entrerà in contatto con tante sfaccettature dell’animo umano.

C’è chi ha da poco perso una persona cara, chi ha smarrito oggetti o ricordi importanti, chi ha delle questioni irrisolte con il passato. E in questo scenario di perdita e sofferenza, la nostra piccola protagonista sembra avere (o essere?) la soluzione a tutto.

Quello che troverete, seguendo Pulce nel suo percorso, è una costellazione di sentimenti ed emozioni che costituisce poi la complessità degli umani in generale e degli adulti in particolare. Pagina dopo pagina, diventa sempre più evidente come la prospettiva dei bambini sia più sana e pulita di quella di noi grandi. Per Pulce tutti i problemi hanno una soluzione ovvia, naturale, così semplice da sembrare ridicola.

E nel risolvere i crucci altrui, questa bambina così sveglia e perspicace ritroverà anche se stessa, in una fiaba moderna che ha tanto da insegnare.

Non è un caso che questa storia sia dedicata “A chi ha ancora in sé il sorriso del neonato” perché, se ci guardiamo bene dentro, molti di noi lo hanno perso o trascurato. Ma quanto sarebbe importante, in questo mondo così frenetico ed individualizzato, essere più simili ai bambini e accettarsi un po’ di più?

Perroni ce lo fa capire mettendo in pratica, come sempre, quell’arte innata di far danzare le parole in una perfetta coreografia di verità.

Spero che questo libro illustrato scateni in voi le riflessioni che ha innescato in me e che vi ricordi quanto sia importante dare valore alle cose reali, autentiche. Cercando di volervi anche un po’ più di bene.

Perché, come dice Pulce, “la fiducia in se stessi è un ingrediente fondamentale per averla anche nella vita”.


Intervista a Sergio Claudio Perroni

Da dove nasce il desiderio di scrivere una fiaba per adulti?

Dalla voglia di continuare a raccontare come sempre l’animo umano, ma stavolta in compagnia di personaggi divertenti. È per questo che ho pensato a una bambina vivace e sveglia come Pulce, la protagonista del libro.

Qual è il messaggio più importante di questo tuo scritto?

Quando scrivo non ho mai un messaggio specifico da dare, e in questo caso mi sono lasciato semplicemente guidare dalla mia insofferenza per chi cerca di inculcare negli altri l’insoddisfazione di sé. Pulce ha dei genitori che la vorrebbero simile ai suoi fratellini o ai suoi cuginetti: lei invece vuole essere esattamente com’è, o comunque assomigliare a chi vuole lei e per i motivi che piacciono a lei.

In un mondo come questo, volto sempre di più all’individualismo, quanto sarebbe importante secondo te tornare un po’ bambini?

Alcuni di noi non hanno mai smesso di esserlo, altri invece hanno perso quel candore che consente di affrontare la vita nel modo migliore: con fantasia, ironia e poesia. Gli adulti che Pulce incontra sono inquieti, confusi, intrappolati da una serie di condizionamenti; lei invece vede tutto con la naturalezza e la lucidità dello spirito libero. Perché i bambini, non avendo sovrastrutture, pensano con la loro testa senza lasciarsi influenzare. E questo ne fa spesso degli ottimi indicatori di strade da seguire.

Se Pulce ti incontrasse in cosa si trasformerebbe?

Ora come ora credo che non si trasformerebbe in niente. Mi sento un po’ come quel ragazzo che dice a Pulce: “Non ho perso niente. Cioè, mia madre dice sempre che perdo tempo, ma credo che tecnicamente il tempo non valga come roba che perdi, no?”.
Quando esce un tuo nuovo libro hai sempre la sensazione di aver colmato un vuoto, di aver rimediato alla perdita che ti aveva spinto a scriverlo. Quindi diciamo che Pulce ha esaudito i miei desideri proprio trasformandosi… in questo libro!


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Questo libro mi è stato inviato dalla casa editrice che ringrazio.

Sergio Claudio Perroni traduce, scrive, cura libri. Ha pubblicato Non muore nessuno (2007), Raccapriccio. Mostri e scelleratezze della stampa italiana (2007), Leonilde. Storia eccezionale di una donna normale (2010), Nel ventre (2013), Renuntio vobis (2015), Il principio della carezza (2016).

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