Recensione – “Io sono Una” di Una

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“Colpevolizzare la vittima è un modo per nascondersi e autoilludersi. Permette al colpevole di sentirsi in diritto di giudicare, immaginando una qualche giustizia mistica per cui le cose brutte succedono solo alle persone cattive: così ci si sente al sicuro.”

 

Questa graphic novel vi farà riflettere, ricordare e vi farà anche salire qualche brivido.

La storia di Una (dedicata, cito, “a tutte le altre”) è la testimonianza di un percorso di crescita muto e doloroso, che parte da una violenza subita e da una mentalità radicata e apparentemente insormontabile.

La protagonista, vittima di un abuso, cresce negli anni degli orrori commessi da Jack lo Squartatore, un periodo che, soprattutto in Inghilterra, ha alimentato la paura di essere donna. L’autrice riporta alcuni pezzi di cronaca dell’epoca in cui alle ragazze veniva consigliato di comportarsi in modo adeguato, di non vestirsi in modo appariscente; accorgimenti che davano silenziosamente vita all’idea che l’azione violenta potesse essere in qualche modo stimolata dall’atteggiamento o dal modo di vestire della vittima.

Scorrendo le tavole assistiamo all’evoluzione interiore di Una, ragazza sicura di sé che decide pian piano di abbassare la testa, spinta dalla paura e dalla convinzione di essere sbagliata. E quando esternare ciò che si ha dentro sembra impossibile e nessuno si accorge minimamente di quello che ti sta succedendo, la rabbia non può che crescere…

Spesso è proprio il sentirsi in difetto che porta a chiudersi, modificando il proprio modo di essere e di vivere. E una mentalità bigotta e socialmente diffusa può portare molte persone a sentirsi così: sbagliate ed impotenti.

La graphic novel alterna i pensieri più intimi dell’autrice alla cronaca nera del periodo arrivando ad una tesi molto interessante che “esplora la responsabilità sociale di una cultura in cui l’arroganza maschile rimane incontrastata, mentre la solitudine in cui è lasciata la vittima è una nuova e continua violenza”.

Qualcuno ha detto che quest’opera è di incredibile impatto, ed io non posso che essere d’accordo: alcuni disegni mi hanno pietrificata, altri sono stati come un pugno nello stomaco.

La voce di Una è un invito implicito ad esternare la voce di tante altre per combattere un modo di pensare che va sradicato. Spero davvero che questa cosa prima o poi si realizzi.

Sono entrata fin da subito in empatia con questa protagonista nonostante il suo anonimato, e sono felice che, anche dopo così tanti anni, sia riuscita ad esternare la sua sofferenza disegnandola sulla carta.

Consigliato!


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Questa graphic novel mi è stata inviata dalla casa editrice che ringrazio.

Una è un’artista e scrittrice inglese che si occupa di narrativa illustrata e usa i fumetti per raccontare la società, la politica, la vita di tutti i giorni. La sua prima graphic novel “Io sono Una” (Becoming Unbecoming), pubblicata nel Regno Unito nel 2015 e giudicata miglior memoir 2016 da Oprah.com, è stata tradotta in Olanda, Spagna, Brasil, Canada e Francia. I suoi lavori affrontano i temi della disabilità, della difficoltà psichica, dell’attivismo politico e della violenza contro le donne e le ragazze.

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