Recensione – “Il progetto” di Maria Grazia Pignata

“Vedi che da tanto dolore può nascere altrettanto amore?”

A volte il dolore porta le persone a chiudersi nel loro silenzio. Ma spesso è proprio questo mutismo che le ingessa, impedendogli di vivere.

L’iniziativa che sta alla base del romanzo di Maria Grazia Pignata nasce proprio da una sofferenza inconsolabile: quella di due genitori che, a seguito del suicidio della figlia Luana, propongono uno scambio epistolare tra tutte quelle persone che si sentono sole, per evitare che ricapitino tragedie così grandi.

A questo progetto decidono di partecipare Elettra ed Isabella, due donne molto diverse ma allo stesso tempo molto simili. Ognuna di loro ha un passato che le ha segnate, portandole a non avere più fiducia nella vita e nel futuro. Entrambe hanno vissuto un abbandono a livello amoroso e sono rimaste ferme lì, al momento in cui la solitudine le ha invase.

Ma a volte è proprio in uno sconosciuto che si possono trovare le risposte che stavamo cercando. È solo confrontandosi che si può arrivare a capire che quelli sbagliati non siamo noi, perché la vita può essere crudele, ma può sempre essere ricostruita.

Le nostre protagoniste lo capiranno gradualmente, scambiandosi lettere per ben tre anni e compiendo un’evoluzione che le porterà a confrontarsi su molti argomenti esistenziali.

Il libro affronta diverse problematiche e mette in luce molti disagi: la sofferenza amorosa, la preoccupazione che una madre ha di essere sempre all’altezza del suo ruolo, le pressioni degli altri sui temi importanti della vita, l’eterno interrogativo su cosa è giusto e cosa è sbagliato. I rimorsi, i “se” e i “ma” che ci bloccano e ci impediscono di fare un passo in avanti.

Elettra ed Isabella riusciranno insieme a superare questi ostacoli, coltivando un’amicizia attraverso un mezzo ormai antico ma ugualmente efficace. E dopo molto tempo le loro strade si incroceranno, portando alla luce una sorpresa inaspettata.

In questo libro c’è molta verità, ci sono stati d’animo e sofferenze reali, palpabili, che ho riconosciuto e in cui mi sono anche un po’ immedesimata. Mi è piaciuta molto l’idea del progetto che getta un’àncora di salvezza abbattendo contemporaneamente la barriera della “paura dell’altro” e di ciò che ci è sconosciuto. Credo molto nel fatto che in certe situazioni si possa sentire più vicina una persona estranea di una che conosciamo da tempo, e questo concetto è stato reso bene dall’autrice.

Ho trovato però anche qualche pecca in questo piccolo libro. Innanzitutto, la revisione del testo: purtroppo ci sono molti errori, sia di battitura che grammaticali, che disturbano non poco la lettura.

Le due protagoniste, inoltre, non sono ben delineate, nel senso che la voce narrante sembra sempre la stessa, sia quando scrive Elettra che quando scrive Isabella. Questa è una sensazione che ho avuto nel corso dell’intera lettura. I concetti mi sono piaciuti molto e sono espressi bene, ma non ho distinto poi così tanto una protagonista dall’altra.

Io credo che la scrittura debba essere animata da sentimenti reali, e quelli sono evidenti in questo scritto. Perciò spero che Maria Grazia provi ancora ad incanalare la sua voglia di raccontare in altri libri, in un allenamento costante che la scrittura richiede e che sicuramente la farà migliorare. Io le faccio un grande in bocca al lupo!


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Questa recensione è stata sponsorizzata dall’autrice.

Maria Grazia Pignata ha 22 anni e vive a Contursi Terme, in provincia di Salerno. Si è diplomata in studi classici nel 2014 e attualmente prosegue i suoi studi giuridici presso l’Università degli Studi di Salerno.

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