Giulia Mazzoni

"Pensando al mio futuro mi sono chiesta:
cosa voglio fare nella vita?
La risposta è stata una: scrivere.
Ma da dove si comincia?
M'hanno detto di fare un blog!"

Recensione – “I figli del male” di Antonio Lanzetta

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“Si guardò intorno. All’improvviso tutto taceva, anche il fiume. Era troppo buio per restare lì. Gli animali però non avevano paura del buio. Tommaso poteva sentirlo. Il peso dei loro occhi addosso.”

Angoscia, presentimenti, oscurità.

Ne “I figli del male” c’è tutto questo, ma anche molto di più.

Il protagonista della storia è Damiano Valente detto “Lo Sciacallo”, scrittore esperto di cronaca nera, alle prese con un nuovo criptico omicidio: un uomo con la gola tagliata e un biglietto conficcato proprio lì dove la lama ha compiuto lo scempio. Su quel pezzo di carta sporco di sangue si leggono solo due parole: Lui vede.

Nel frattempo Flavio, amico di Damiano e medico, si trova di fronte ad un nuovo caso da gestire: la paziente n. 68, arrivata da poco nella clinica psichiatrica in cui lavora, una ragazza visibilmente traumatizzata e chiusa nel suo mondo interiore.

Cos’è che l’ha turbata in questo modo? E perché nel database della clinica non è mai stata registrata?

Per capire il senso di questi fatti inquietanti, l’autore ci porta indietro nel tempo, con flashback che si alternano alla trama principale, aumentando così il forte senso di attesa che domina tutto il libro.

Siamo nel 1950, a Castellaccio (Cilento). Il giovane Tommaso, succube del padre alcolizzato e protetto da Teresa, la sorella maggiore, sta tornando dal suo solito giro di consegne. È in ritardo e, per non farsi beccare in giro dal padre e rischiare di essere punito, decide di passare per il bosco. Ma, una volta arrivato vicino al fiume, un odore nauseabondo lo assale. Un corpo livido e gonfio sta galleggiando nell’acqua; forse un agnello ucciso da qualcuno. L’orrore lo pervaderà quando si renderà conto che il cadavere maciullato non è quello di un animale, ma di un bambino.

La storia si svolge su tre piani narrativi diversi: il presente, il passato di Tommaso e gli anni ’80, quelli in cui Flavio venne adottato da una famiglia a seguito della morte del nonno.

Lanzetta riesce ad intrecciare bene i vari filoni, creando una suspense che mi ha tenuta incollata alle pagine dall’inizio alla fine. Lo stile di scrittura, a mio parere, ha un livello molto alto e va ad innescare nel lettore quelle emozioni di ansia e paura che un buon thriller deve avere. In alcuni punti mi ha ricordato molto “Il suggeritore” di Carrisi, ma anche qualcosa di Dorn.

Mi sono pentita di non aver letto prima “Il buio dentro” che ha sempre come protagonisti Damiano e Flavio, poiché, anche se i due romanzi sono slegati, in certi momenti ho avuto la sensazione che mi mancasse qualche tassello.

Il mio consiglio perciò è quello di leggere i due libri in ordine: sono sicura che in questo modo vi gusterete ancora di più la storia di cui vi ho parlato e che, come avrete capito, mi è piaciuta molto!

 


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Il romanzo mi è stato regalato dalla casa editrice che ringrazio.

Antonio Lanzetta è nato a Salerno e, se con Warrior e Revolution, sempre pubblicati per La Corte Editore, ha conquistato pubblico e critica, affermandosi come uno dei più talentuosi scrittori italiani della nuova generazione, con questo romanzo cambia genere, ma riconferma il suo talento.
Già vincitore del “Premio Cittadella” con il suo primo romanzo “Ulthemar – La forgia della vita”,  è sempre suo il racconto thriller Nella pioggia, del 2015, finalista al premio Gran Giallo di Cattolica e arrivato al primo posto della classifica dei racconti più venduti su ebook.

Con le sue opere si è rivelato un autore capace di tenere incollati i propri lettori dalla prima all’ultima pagina grazie ad una scrittura testosteronica e adrenalinica che non potrà non entusiasmare i suoi lettori e i fan di autori come George RR Martin o Terry Brooks.


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Titolo: Perfetta ma non per lui Autore: Gina Laddaga Editore: self-publishing Genere: contemporary romance Prezzo: ...

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