Recensione – “Entro a volte nel tuo sonno” di Sergio Claudio Perroni

 

“Vorrei leggere la vita col tuo stupore da bambina, seguirne le righe con leggerezza assorta di quando tocchi le cose come se fossero vento colorato”

“Isole in un arcipelago di sentimenti”: è così che Sergio Claudio Perroni descrive la sua raccolta di pensieri, sensazioni, vivisezioni della realtà in cui ogni lettore può ritrovare se stesso.

Troppo spesso non diamo importanza alle situazioni che ogni giorno viviamo: le lasciamo scorrere nel nichilismo più totale, ignorando il vero significato che esse rappresentano per noi. E loro zitte lavorano, costruendo dentro di noi significati elaborati che non abbiamo mai il tempo di leggere. E quindi non ci chiediamo, ad esempio, cosa ha significato per noi quel gesto, quello sguardo, quella carezza attesa ma non ricevuta. Al contrario, restiamo inglobati nei ritmi frenetici della nostra esistenza, rendendoci schiavi del nostro tempo e ciechi nelle nostre emozioni.

Ma fortunatamente c’è ancora qualcuno che, in tutto questo grigiore, non ha mai smesso di vedere i colori.

Attraverso le sue realtà fotografate, Perroni ci fa osservare quelle piccole cose che conosciamo ma che stupidamente abbiamo ignorato, ci rende consapevoli di ciò che siamo, descrivendo le sfaccettature dell’anima con una buona dose di sensibilità e di crudeltà allo stesso tempo.

Una mappatura delle emozioni, ma ancor di più del profondo significato dell’essere umani, fatto di paure, di amore, di euforia e di estrema tristezza. Un caleidoscopio complesso e mai completo che troviamo tra queste pagine in tutte le sue sfaccettature.

Sono molto d’accordo con Sandro Veronesi, che ha definito questo libro come un tentativo, cito, “di imbarcarlo su un’arca e di salvare dal diluvio questo mondo interiore di tutti noi”.

Mi sono trovata a sottolineare quasi tutti i passi che ho letto, perciò concludo con uno dei pezzi che più mi ha conquistata.

Tragedia su carta

“Il dolore degli altri è un esercizio allo specchio, è un saggio di sensibilità in assenza di nervi, ti fa soffrire ma a tavolino, ti fa sentire ma per procura, col dolore degli altri provi fitte familiari ma a debita distanza, ne scopri di nuove ma in scala ridotta, il dolore degli altri è realtà su plastico, tragedia su carta, sofferenza con la sicura, è studiare le cause senza subirne gli effetti, abitare un’emozione senza restarci invischiato, il dolore degli altri è rivalsa di coscienza che ti riscatta ai tuoi occhi, è avere finalmente il prossimo ad altezza d’uomo, la consolazione di poter consolare, di poter fare per gli altri ciò che non hanno mai fatto per te, ciò che non hai mai avuto il coraggio di fare per te.”

Spero che anche voi proverete il piacere di perdervi in questo arcipelago fatto di noi.


Questo libro mi è stato regalato dall’autore che ringrazio.

Sergio Claudio Perroni traduce, scrive, cura libri. Ha pubblicato Non muore nessuno(2007), Raccapriccio. Mostri e scelleratezze della stampa italiana (2007), Leonilde. Storia eccezionale di una donna normale (2010), Nel ventre (2013), Renuntio vobis(2015), Il principio della carezza (2016).

2 commenti

  • Che coincidenza! Proprio oggi, navigando su Instagram, mi trovavo a leggere con interesse un post sul libro di Perroni. Ora mi imbatto nella tua affascinante recensione…l’ho aggiunto decisamente alla mia wish-list libresca! 🙂

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