Recensione e Intervista – “L’ora del Te” di Valentina Schifilliti

Di nuovo quella fitta. Ma è strana. Non è proprio la stessa. È quella di quando devi iniziare qualcosa di nuovo che non sai dove andrà a parare. Può essere un grande successo oppure un enorme cataclisma. Ma io non posso permettermi un fallimento. Non ora. Non un altro.

Preparatevi ad entrare in una storia che vi risucchierà come la tana del Bianconiglio. Che vi farà sorridere come lo Stregatto. E in cui ritroverete anche un po’ di voi stessi.

Nel romanzo d’esordio di Valentina Schifilliti conosciamo Alice, una trentenne con una vita ordinaria in cui non c’è molto spazio per i sogni. Impiegata in un’agenzia per il lavoro, vive a Como con Andrea, il fidanzato infermiere, e il gatto Marlon.

Tutto sembra andare per il meglio finché, di punto in bianco, non viene licenziata proprio alla vigilia delle feste natalizie.

Una notizia difficile da dare a dei genitori che vorrebbero saperla sistemata. Ma soprattutto, un fallimento difficile da digerire. Perché ricominciare da zero non è mai facile, soprattutto se non hai vent’anni e non ambisci ad uno stage sottopagato.

Ma fortunatamente Alice non è sola: ha un’amica speciale, Margherita, che è tanto brava a dare consigli quanto a gestire il suo locale, il Mama Quilla.

Ed è proprio lei a farle notare che forse è arrivato il momento giusto per dare una possibilità a quel sogno che per tutta la sua vita è stato chiuso in un cassetto: diventare una stilista e realizzare i capi che ha sempre avuto in testa.

Ma da dove si parte? Beh, da Instagram, come fanno tutti.

Così Alice modifica il nome della sua pagina e da “Alice Mauri” diventa “Alice in Fashionland”, dando inizio a questa nuova, stramba avventura.

Ma il destino ha già una sorpresa in serbo per lei: durante la Milano Fashion Week, infatti, vestita con una sua creazione ispirata ad “Alice nel paese delle meraviglie”, verrà immortalata da centinaia di fotografi finendo anche nelle Instagram Stories di una famosissima fashion blogger…

È così che la nostra Alice si trova catapultata nel mondo dell’influencer marketing, in cui i selfie e le collaborazioni con aziende sono il pane quotidiano…

Ma nella vita non è mai tutto oro quello che luccica, e Alice scoprirà presto che i social possono essere una droga pericolosa che sembra darti tutto mentre invece ti sta togliendo tutto…

Un romanzo che ho amato dall’inizio alla fine, che mi ha fatto ridere ma mi ha anche emozionata.

Prima di tutto per i valori che costituiscono i veri pilastri di questa storia: l’amore, l’amicizia, la famiglia.

Con Alice e Andrea ho imparato che si può arrivare davvero in basso, ma ci si può rialzare insieme.

E Margherita… lei è l’amica che tutte vorremmo avere. Quella che ti dà una svegliata se ce n’è bisogno, quella saggia che non ha paura di dirti verità scomode, perché sa di farlo per il tuo bene.

Ho apprezzato tantissimo i ricordi dell’Alice bambina, quella che passava gli scampoli alla nonna mentre cuciva e che già sapeva cosa voleva fare da grande. Una nonna che, anche adesso, spinge la sua nipotina a realizzare il suo sogno.

Credo che una delle cose belle di questo libro sia la verità. Perché in questa storia l’autrice non ha paura di raccontarci i suoi personaggi a 360°, con le loro paure e le loro fragilità. È per questo che è molto facile ritrovarsi in loro.

Con uno stile di scrittura fluido e brillante la Schifilliti ci dà inoltre un messaggio molto importante: mai barattare la vita reale con quella virtuale.

Perché le cose davvero importanti non sono sui social, ma intorno a noi.

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INTERVISTA ALL’AUTRICE

Valentina Schifilliti (Seregno, 1986) è laureata in Criminologia. Dopo anni di lavoro come educatrice nelle carceri e in comunità, nel 2013 apre il profilo Instagram The Rotten Salad. In poco tempo il suo humour e la sua intelligenza conquistano la rete, tanto che oggi sono più di 100.000 i follower che dialogano con lei e seguono con passione le stories di @larotten

Ciao Valentina, benvenuta! Sono passati pochi giorni dall’uscita del tuo primo romanzo, “L’ora del Te – Le (dis)avventure di Alice in Fashionland” edito Giunti Editore: cosa si prova a vedere il proprio libro pubblicato?

Ciao Giulia! È una soddisfazione enorme vedere “in carne ed ossa” il frutto di mesi e mesi di notti insonni. Ho sempre paragonato il mio romanzo ad un figlio ma la verità è che, da quando è “nato”, dormo molto meglio rispetto a prima.

So che la scrittura è una passione che coltivi da molto tempo. Quando hai iniziato a scrivere storie?

Sinceramente non ricordo. Sai, sono figlia di due ex docenti di lettere e sono cresciuta in mezzo a librerie piene di libri di antologia, epica, storia, letteratura… penso sarebbe stato impossibile non appassionarsi alla lettura e, dunque, alla scrittura. Scrivevo piccoli racconti, partecipavo a gare di poesia, amavo scrivere facciate su facciate di fogli protocollo quando c’erano i temi in classe. Sicuramente è sempre stata una passione.

La tua protagonista, Alice, è una trentenne come tante, che si trova all’improvviso senza lavoro ed è costretta a ripartire da zero (sensazione che, ahimé, molte ragazze della nostra generazione conoscono). Decide, grazie al consiglio di un’amica preziosa, di provare a realizzare il suo sogno (diventare una stilista) utilizzando i social network come trampolino di lancio.

Quanto assomiglia il tuo percorso a quello della tua protagonista?

A colpo d’occhio, si direbbe molto. Nella realtà, molto poco: quando ho aperto il mio profilo TheRottenSalad ancora lavoravo, era giusto uno svago tra me e i miei amici, non è una pagina che ho aperto scientemente, come fa Alice, per raggiungere un obiettivo, tantomeno lavorativo. Non bisogna essere dei maghi del social media marketing per capire che, con delle parodie fotografiche, un profilo non possa essere monetizzabile in quasi nessun modo. Una volta licenziata, l’ho sfruttato come una sorta di “valvola di sfogo”, per far ridere gli altri e per ridere io in primis. Poi sono cresciuta e mi sono stufata. O forse questa sorta di “psicoterapia” era giunta al termine, non saprei. Ci ho messo quasi due anni a migrare verso nuovi temi da affrontare sul mio profilo, è stato questo il momento più difficile: per quanto tu sia una persona con valori e sana di mente, fa effetto vedere i follower che se ne vanno o i like che calano. Ma, nel mio caso, non era un rammarico per la cosa in sé, quanto più un “quindi alle persone piace il personaggio e non la persona”. Ad Alice ho voluto far vivere questo a un certo punto, perché conosco bene la sensazione, ma da due situazioni di partenza completamente diverse.

Il titolo del tuo libro ha una doppia accezione: ti va di spiegarcela?

Il modo più giusto per scrivere il titolo è “L’ora del Te”, con la T maiuscola, più che altro per non sentirsi dire “Ma non c’è l’accento? È un errore di stampa?”. Nel libro ci sono molti parallelismi con l’Alice di Carroll. La mia Alice incontrerà la Regina di Cuori, il Cappellaio Matto e berrà con lui senz’altro del tè, bevanda tipica del Paese delle Meraviglie. Da qui “L’ora del tè”. L’altra accezione ha a che fare con la decisione di prendere in mano la propria vita e fare ciò che ci rende davvero felici, che ci appaghi, che ci realizzi come persone. Un sogno che si realizza e materializza: “L’ora del Te” come “è il tuo momento”.

Nel tuo romanzo emerge un messaggio molto importante: i social sono un mondo ricco di possibilità, ma bisogna stare attenti a non farsi risucchiare dai meccanismi che li governano. Ti è mai successo di dedicare troppo tempo al mondo virtuale a discapito di quello reale?

Mai. Le volte in cui sono più presente sui social è perché, di solito, sono sola a casa. Quando mio marito torna nei weekend o quando sono con gli amici, LaRotten sparisce dalle stories e da Instagram. Ed è così che dovrebbe essere sempre.

Quanto è difficile secondo te rimanere se stessi in un mondo principalmente estetico, come quello di Instagram, che ci chiede di apparire e non di essere?

Guarda, io credo che in questa trappola ci finiscano le persone che già “offline” ricercano consensi. Sono fondamentalmente degli insicuri a cui quel like in più fa la differenza. Del tipo “allora io valgo” (come il famoso spot). E da lì diventa una droga molto sottile, ne vuoi ancora e ancora, non ti basta mai. Sei su un social in cui regna tanta competizione e, se vuoi continuare a piacere, devi fare sempre meglio degli altri. A suon di selfie, ovviamente. E non azzeccando più congiuntivi possibili.

Uno dei punti fermi della tua storia è l’amicizia: Margherita, in particolare, rappresenta l’amica saggia e protettiva che tutte vorremmo (e dovremmo) avere. Esiste veramente? E, se sì, qual è la cosa più importante che ti ha fatto capire?

Margherita è l’unico personaggio realmente esistente del romanzo. È la mia amica Vittoria, anche lei titolare di un bar nel quale passavo moltissime ore a chiacchierare di pressoché qualsiasi cosa ci venisse in mente. Ho assistito al suo cambiamento e alla sofferenza nei suoi occhi nel subire i giudizi della gente. Il più grande insegnamento? Fregarsene delle critiche sterili e superficiali di chi non ha percorso nemmeno un passo nelle tue stesse scarpe. Nel caso di Vittoria/Margherita, delle decolleté tacco 14. Non è da tutti.

Un altro valore bellissimo che attraversa il tuo romanzo è quello della famiglia (non a caso “L’ora del Te” è dedicato a tuo nonno Natalino). Ho sorriso di fronte alla difficoltà che prova Alice nello spiegare ai suoi genitori la sua nuova carriera di influencer e mi sono emozionata per la spinta che le dà sua nonna a credere nei propri sogni.

Quanto è stato difficile per te spiegare alla tua famiglia il tuo lavoro sui social? E come hanno reagito di fronte a questo tuo bellissimo traguardo?

La conversazione tra Alice e il suo papà, nel capitolo in cui lei spiega cosa faccia su Instagram, è grossomodo la stessa che ebbi con mio padre quasi cinque anni fa. Con l’aggravante, però, che io non percepissi nessun tipo di compenso, non facevo sponsorizzazioni di nessun tipo. Quando ho iniziato ad essere “semplicemente” LaRotten, e ho anche iniziato a guadagnare dai social, è stato tutto più semplice. Sai, se i genitori ti sanno economicamente indipendente, dormono sonni più tranquilli. A maggior ragione ora che ho pubblicato, addirittura, un romanzo con una delle case editrici italiane più serie e prestigiose. Avere la tua bimba che raggiunge un traguardo simile, quando tu stesso hai fatto dei libri la tua vita, deve essere una figata.

Toglimi una curiosità: cosa legge La Rotten?

Vado molto a periodi in realtà. Ci sono i mesi dei thriller, i mesi della narrativa, quelli della letteratura straniera, quelli delle monografie e via dicendo. Al momento, sul comodino ho questi tre: “Una stanza piena di gente” di Daniel Keyes, “Storia degli indiani d’America” di Philippe Jacquin e… il mio. XD

Quando partirà il tour di presentazione del tuo libro?

Una settimana esatta dalla pubblicazione di questa intervista, l’11 aprile, prima tappa: Como. Avevamo forse dubbi?

Valentina, sperando di leggere ancora qualcosa di tuo, ti ringrazio per la gentilezza e la disponibilità! Spero che questo libro ti porti tutta la soddisfazione che meriti (e vedrai che stavolta la carta del Carro resta dritta 😉  – se volete capire cosa significa… leggete il libro!!)

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