Quando le aspettative ci paralizzano

Nella mia vita mi sono sempre preoccupata degli altri. O meglio, di cosa avrebbero pensato gli altri di fronte ad una mia determinata scelta. L’ho fatto forse senza rendermene conto, ma l’ho fatto. E ho iniziato molto presto.

Sono cresciuta in una famiglia che non mi ha mai gettato questo tipo di pressioni addosso – come invece molti fanno – eppure  sono sempre stata condizionata da questa spada di Damocle. Da questo tarlo che mi diceva che dovevo dimostrare qualcosa.

Se mi guardo indietro, adesso vedo più chiaramente cosa ho fatto per gli altri e cosa per me stessa. Quante decisioni ho preso preoccupandomi del giudizio altrui, o semplicemente per non deludere qualcuno. E’ molto difficile capire per chi si sta agendo, mentre si è colti da questa sottile angoscia.

Ci siamo evoluti, abbiamo fatto grandi passi in avanti sotto tanti punti di vista, ma spesso mi domando quanto sul piano umano abbiamo ancora da imparare. Perché il giudizio esiste ancora ed è parte integrante della nostra società. Lo dimostra banalmente il successo che ottengono le polemiche che di continuo vediamo sui social. E le stesse polemiche a cui prendiamo parte condizionano anche noi e i nostri comportamenti, portandoci così ad essere più vicini al modello “giusto” e rafforzando la nostra voglia di non sbagliare. O meglio: rafforzando la paura di sbagliare.

La paura del giudizio va di pari passo con le aspettative. Aspettative che i nostri genitori hanno su di noi, che le persone che ci conoscono hanno su di noi. Che noi stessi ci buttiamo addosso. Siamo continuamente vittima, in qualche modo, di un modello sociale da seguire. Tutti parlano di libertà, emancipazione, ma alla fine torniamo sempre lì. Esistono degli “step” sociali astratti ma tangibili che secondo molti andrebbero seguiti. Ci si diploma, poi ci si laurea, possibilmente ci si sposa e si fanno dei figli.

Ah, dimenticavo: la carriera. E’ preferibile trovare un buon posto (o meglio, “sistemarsi”), soprattutto se si ha avuto la brillante idea di prendere una laurea.

Ci sentiamo circondati da tutta una serie di addetti Istat che sembrano non fare altro che calcolare la percentuale di normalità delle persone. Chi ha seguito tutti gli step? E tu, perché non l’hai fatto? Cos’hai che non va?

Perciò, in questo tortuoso percorso chiamato vita, oscilliamo tra la paura di deludere e la voglia di farcela. E in tutto questo, spesso a rimetterci sono i nostri sogni. Quello che noi vogliamo davvero. Semplicemente per paura che non venga accettato o che non porti i risultati sperati.

E così qualsiasi cosa diventa impossibile: aprire un blog, provare a scrivere un libro, tentare una carriera da artisti, cambiare radicalmente vita, interrompere una storia d’amore che non va.

Perché tutto ci sembra così difficile?

Per la paura di sbagliare. Per paura che gli altri non capiscano. Per il timore di dover affrontare un fallimento.

Se c’è una cosa che ho capito negli ultimi anni è che la paura di un giudizio non può impedire una vita felice. E la paura di fallire non può impedirci di tentare.

Non sono gli altri a vivere nella nostra pelle e non possono essere loro a dirci che non ce la possiamo fare.

Visualizzate i vostri sogni, segnate i vostri obiettivi. E soprattutto, iniziate a crederci davvero.

La paura non vi porterà da nessuna parte, vi lascerà ingessati senza la speranza di un minimo progresso.

Non vi accontentate: cercate la vostra strada. E solo chi vi ama davvero sarà felice per voi.

1 commento

  • bellissimo film un capolavoro, anche se non mancano i colpi di scena. 1 nella prima puntata colui che fa il fruttiventolo, grida nel menzionare diversi tipi di frutta, di cui ciliege e arance,sono due qualita’ di frutta che maturano in due staggioni diverse, se paragoniamo il periodo del film penso e impossibile , 70-80,anni fa era diverso che oggi, il secondo e il taglierino che la protagonista usa, non penso esistesse gia in quel periodo. tutto qua.

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