Milena Agus: un libro “Sottosopra”

Non credo di aver mai letto un libro così piccolo e così incasinato.
Comincio col dire che, da quello che ho letto su Milena Agus, deve essere una donna spettacolare. Una che rifugge il termine “scrittrice” preferendo dire che è semplicemente “una che scrive” può entrare subito nella mia lista dei miti personali.
Ho letto qualche sua intervista e in una in particolare, intitolata “Milena Agus: scrivo come mangio”, viene fuori la sua vera essenza di artista. E’ bellissimo capire come la Agus trova nella scrittura un suo rifugio personale che la fa stare bene a prescindere da qualsiasi contesto, sia questo bello o brutto. Mi sono ritrovata molto nel suo carattere un po’ da “pasticciona”, un lato di me che ho smussato con il tempo ma che resta sempre un po’ lì attaccato al mio essere. Mi ha colpito leggere che una donna del genere riesce a sentirsi sempre in errore, mitragliata dagli esami di coscienza che lei stessa si impone.

Me reading “Sottosopra”

Quando capisci che tipo di autrice è quella che scrive, capisci anche meglio COSA scrive. E’ per questo che trovo fondamentale, prima di immergermi nella lettura di un qualsiasi libro, provare ad “acchiappare” tutte le informazioni possibili su chi ha creato la storia che si sta per leggere.


La storia che la Agus mette nero su bianco è veramente “Sottosopra”. E questo a partire dalla struttura che gli dà. Il libro è diviso in tre parti e non c’è una vera e propria presentazione della protagonista; il lettore viene buttato quasi con violenza nella vita della ragazza, nelle sue impressioni, nel suo modo di pensare.
Alice risulta essere così un personaggio molto definito e molto ambiguo allo stesso tempo.
Non si ha una sua collocazione precisa nella dimensione spazio-temporale del libro. La sua età non è definita; si capisce che è maggiorenne (visto che abita da sola), ma spesso viene trattata come una bambina. E’ una donna non-donna, una donna che non è ancora diventata tale a causa del suo trauma più grande: il suicidio di suo padre.


Alice vive in un palazzo in cui vivono tante storie strane. O sarebbe meglio dire “non-normali”: la signora sessantenne del piano di sotto che cerca ancora l’amore, sua figlia Natascia che soffre di gelosia morbosa, il signore anziano del piano di sopra che è un povero americano e ha sposato una sarda ricca, il figlio di questi ultimi che vive una situazione del tutto ambigua. Il tutto concentrato nella cornice tranquilla e quasi apatica di Cagliari.
  
Non nego che, mentre leggevo il libro, ero spesso assalita da un senso di angoscia, come se quella strana calma mista a tutte quelle problematiche mi desse quasi noia. E questo è uno dei tratti più positivi del libro, perché ha scatenato in me qualcosa. Probabilmente anche cose che non avrei voluto rivivere.
I temi spigolosi che la Agus tratta sono tanti: l’omosessualità, l’emarginazione sociale, il suicidio, la follia, il sesso in età senile, la possessività.
Forse troppe cose tutte insieme, ma con un intento più che lodevole: uscire dal normale per affrontare le stranezze. Quelle stranezze che in fondo abbiamo tutti nel nostro profondo, ma che tante volte preferiamo ignorare per paura di chissà che cosa.


Vale la pena di leggere questo libro anche solo per riflettere su cosa noi tutti tagliamo dalla nostra vita per essere “normali”.
E anche per trovare, pagina dopo pagina, quel filo di leggerezza triste che nasconde l’essenza della vita.
La vita di tutti.

Dice che non devo più pensare a loro, gente inerme nei confronti della vita. Dice che non siamo mai come ci vorrebbero gli altri. Possiamo dispiacercene molto, perfino morirne. Oppure accettare di essere al rovescio, come nelle filastrocche.
(Milena Agus, “Sottosopra”, Nottetempo, Roma, 2012, p.84)


SCHEDA FINALE:

COSA MI E’ PIACIUTO
Il fatto che, in questo libro, l’apparenza inganna. Sembra una storiella come tante ma contiene tante verità che si trasformano in veri e propri colpi di scena.
COSA NON MI E’ PIACIUTO
La tranquillità quasi innaturale che domina l’intera storia (fatta eccezione per qualche punto).

VOTO: 7

CONSIGLIATO PER CHI: non ama la normalità!


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