La sofferenza invisibile

 

Silvia era paralizzata, le mani sudate appoggiate al banco.

Le parole che sentiva alle sue spalle le infilzavano la schiena.

“La giraffa al compleanno non la invitare, sennò ti tocca alzare le porte”

Un boato di risate la colpì come un’arma nucleare.

Dentro di lei sentiva sciogliersi qualcosa di freddo e denso, come se una colpa viscida si stesse allargando nel suo stomaco.

Quella sensazione si ripeteva ogni volta che entrava in quella scuola, ogni volta che le risate e gli sguardi la accompagnavano alla sua sedia. Per questo cercava di limitare al minimo i suoi movimenti: meno si sarebbe fatta notare e meno avrebbe sofferto.

La Prof entrò in aula e aprì il registro.

“Mariotti, vieni alla lavagna”.

Bingo.

Le interrogazioni erano le peggiori, soprattutto quelle di matematica.

Lei, la giraffa, in piedi davanti alle iene. Uno scontro perso in partenza.

La Prof le dettò un’equazione da svolgere. Fortuna che la matematica era il suo forte.

Scrisse velocemente i numeri e le incognite, cercando di concentrarsi solo ed esclusivamente sulla lavagna. Prima l’interrogazione sarebbe finita, prima sarebbe potuta tornare invisibile.

“Giraffa, che hai? Un razzo in culo?”

Il boato di risate la travolse di nuovo.

“Bini, modera il linguaggio! Vuoi andare dal preside subito?” – chiese la Prof.

Gli sghignazzi diminuirono.

“Mariotti, continua”

Silvia fissava il gessetto nella mano destra.

Qualcosa nella sua testa le impediva di muoversi.

Si sentiva come in un campo di mine antiuomo: qualunque mossa avesse fatto, sicuramente sarebbe stata quella sbagliata.

“Mariotti, forza” – la incitò la Prof.

Ma lei sentì solo pugnalate.

Guarda com’è stupida – Sembra impagliata – Dai giraffa, ripigliati

Improvvisamente si risvegliò.

Posò il gessetto e, a testa bassa, tornò a sedersi.

“Mariotti ma che fai? Torna subito alla lavagna”

Di sottofondo le risate si alternavano alle gomitate.

Questa è proprio scemaÈ una ritardata mentale.

Silvia rimase immobile, le mani incastrate nelle gambe accavallate, la schiena curva sul libro aperto.

Lasciatemi in pace – Scordatevi che esisto, bisbigliava tra sé.

Avrebbe dato qualsiasi cosa per sparire dal mondo e non tornare mai più.

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