Intervista a Serena Ricciardulli

Serena Ricciardulli è nata a Livorno, vive nella sua amatissima Castiglioncello con il marito e due figli. Laureata in Psicologia, Specializzata in Psicologia Clinica, Dottore di Ricerca, svolge attività libero professionale nell’ambito della psicopatologia dell’adulto e psicoterapia di coppia. Il suo universo emotivo è stato irrimediabilmente segnato, sin da bambina, dalla lettura di Piccole donne, poi nutrito dalla prosa lirica della sua adorata scrittrice Margaret Mazzantini.

Ciao Serena, benvenuta! Raccontaci un po’ di te.

Ciao Giulia, sono felice di chiacchierare un po’, mi diverte molto confrontarmi con te, anche se avrei preferito passare un po’ di tempo insieme, dobbiamo proprio farlo prima o poi!

Scrivere un libro era il tuo sogno nel cassetto o è qualcosa che è capitato per caso?

Da psicoterapeuta non posso che risponderti che non è capitato per caso,  perché chi fa il mio mestiere sa bene che tutto segue una coerenza, anche se non ne siamo del tutto consapevoli. Tuttavia sicuramente ho scritto questo romanzo senza l’idea di cosa sarebbe poi diventato. È nato da un bisogno profondo di esprimere qualcosa che non riuscivo a comunicare. Direi sia stato un atto libero da intenzioni, se non quella di parlare un po’ a me stessa di me stessa.

Qual è il tuo habitat ideale per scrivere? 

Al buio, esattamente come adesso. Proprio perché scrivere per me rappresenta un atto intimo: ho bisogno di isolarmi completamente da tutto, anche dalla luce. Restiamo io e lo schermo bianco, non serve altro per immaginare. È quello che chiamo la mia “Bolla” ed è un mondo che amo e del quale ho anche molto bisogno.

“Fuori piove” (Bonfirraro Editore, 2017), il tuo primo romanzo, è ambientato proprio a Livorno, la tua città natale. Cosa hai voluto far vedere ai tuoi lettori di questa città che tanto ami? 

Livorno è un pezzo di me, ma anche della mia famiglia. È la città che mi hanno raccontato e che io racconto ai miei figli. È una città che storicamente è stata aperta all’integrazione, è un intreccio di culture . È irriverente ma decisa e la sua anima è il mare. Livorno è un punto d’approdo che t’incanta , una città in cui arrivi e vuoi restare, parafrasando il cantautore labronico Bobo Rondelli. Livorno forse rappresenta un po’ Anna, una delle protagoniste. Come lei è chiassosa e imprevedibile, ma anche fragile e legata alla sua storia. E poi, diciamolo, Livorno, come Anna, è bellissima e magnetica.

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La storia è quella di cinque amiche, cinque donne che stanno affrontando problematiche differenti della loro vita. Quanto c’è di te in loro?

Tutto e niente. credo che ogni scrittore in realtà regali sempre pezzi di sé ai propri protagonisti, ma nessuna mi rispecchia totalmente. Tutte e cinque però difendono coraggiosamente il loro legame dagli urti che la vita prone, ed è forse questo credere così tanto nei legami autentici quello che più mi appartiene di queste donne. Essere consapevoli che i rapporti possono essere salvifici e che nessuno si salva mai da solo. 

Un elemento centrale della storia che hai scritto è la pioggia, che però non viene rappresentata in maniera negativa. Cos’è per te la pioggia?

La pioggia è la rottura di un equilibrio che ti costringe a un cambiamento. Sono gli urti della vita, gli eventi perturbanti che come la pioggia certe volte sai che arriva, altre ti sorprende, altre ancora ti rinfresca e ti rigenera o ti purifica. La pioggia è qualcosa che ci costringe a reagire: qualcuno di noi apre l’ombrello, qualcuno non ne ha neanche uno e qualcuno se lo fa prestare. Ognuna di queste donne incontrerà la sua pioggia e reagirà a modo suo.

Quanto ha influito la tua professione sull’elaborazione della tua storia e dei suoi personaggi? 

Molto. La parte della caratterizzazione del personaggio è l’aspetto più divertente nello scrivere. In generale, anche se vedo un film, la caratterizzazione dei personaggi per me è un tarlo. Forse è una specie di deformazione professionale, ma ho bisogno di trovare sempre coerenza nei protagonisti e non di una storia. Scrivere Fuori Piove è stata una sorta di psicoterapia al contrario: anziché cercare di comprendere la coerenza, l’ho montata. Ma forse l’aspetto più evidente riferito alla mia professione è la struttura del libro che non segue un ordine cronologico, ma è un continuo tuffarsi in frammenti di storia guidati dal registro emotivo narrato.

Il tuo libro ha avuto un riscontro mediatico sorprendente, portandoti addirittura negli studi Rai de “La vita in diretta”. Te lo aspettavi?

La mia inconsapevolezza rispetto a quello che il libro sarebbe diventato era ancora maggiore sul dove mi avrebbe portato. Mi sono divertita molto in questo anno, ho conosciuto persone stimolanti dalle quali ho imparato molto e ho anche incontrato qualche idolo. Cosa posso volere di più da un libro nato come regalo di Natale per le mie amiche? E poi non ci scordiamo che ho conosciuto anche te! Mica male no?

Se il tuo libro dovesse diventare un film, quali attori sceglieresti per interpretarlo?

Non saprei, posso dirti che amo molto il cinema e specialmente quello italiano, ma non riesco ad andare così lontano con l’immaginazione. Onestamente, anche se in tanti mi hanno sottolineato l’aspetto cinematografico del libro, mi sembrerebbe un sogno troppo grande. Insomma, non credo di essere la Ferrante! Ma se Stefano Accorsi volesse interpretare qualche ruolo, sappia che è già suo!

Concludo chiedendoti una curiosità da lettrice: hai nuovi progetti a livello editoriale?

Ho molti progetti ma editoriali vedremo. Non riesco a scrivere pensando di pubblicare un libro. Io scrivo e poi si vedrà. Ho invece avuto, grazie a questa esperienza, l’opportunità di collaborare con una web radio, Wipradio, gestita da giovani. È un progetto bello e con un’energia intensa, data dalla forza della giovinezza, nella quale credo moltissimo. Nel mio blog “Pensieri Shakerati mentre Fuori Piove” scrivo quindi articoli di attualità spesso legati al tema della donna, e mi piace molto. Un passo per volta percorrendo la vita, chissà cosa mi aspetta, ma sicuramente la piaggia arriverà e io non amo aprire l’ombrello!

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