Intervista a Sara Rattaro

Sara Rattaro è nata a Genova. Laureata in Biologia e in Scienze della Comunicazione, ha lavorato come informatore farmaceutico prima di dedicarsi completamente alla sua grande passione, la scrittura. È già autrice di cinque romanzi, accolti con grande successo da librai, lettori e critica, e tradotti in nove lingue: “Sulla sedia sbagliata”, “Un uso qualunque di te”, “Non volare via” (Premio Città di Rieti 2014), “Niente è come te” (Premio Bancarella 2015), “Splendi più che puoi” (Premio Rapallo Carige 2016).

Ciao Sara, benvenuta! Iniziamo parlando un po’ di te. Quando hai capito che volevi diventare una scrittrice?

La passione per la scrittura mi accompagna da sempre ma non avrei mai immaginato di diventare una scrittrice. Un giorno ci ho provato e le cose sono piano piano andate bene. Ma il giorno in cui ho capito che avrei fatto questo mestiere è stata la sera in cui vinsi il Premio Bancarella. Fu il segnale che aspettavo. 

Raccontaci come nascono le tue storie. Ti siedi davanti al computer e…

Quando mi siedo davanti al computer la storia c’è già. L’ispirazione la trovo ovunque. Per fare questo mestiere devi essere un buon osservatore e un buon ascoltatore. Ogni storia è raccontabile, bisogna trovare il modo migliore per farlo. 

Qual è stata finora la soddisfazione più grande nella tua carriera di autrice? 

Sicuramente i Premi letterari vinti lo sono sempre. Sono un riconoscimento che va oltre i meccanismi editoriali, il marketing o la pubblicità. Se c’è una giuria popolare poi, la soddisfazione è massima.  

Parliamo del tuo ultimo libro, “Andiamo a vedere il giorno” (Sperling & Kupfer, 2018). I punti centrali del romanzo sono due: il rapporto madre-figlia e il viaggio. Ci spieghi la tua visione rispetto a questi temi?

Andiamo a vedere il giorno è una storia che mi è arrivata tra le mani con una grande spinta emotiva. È un romanzo che racconta il movimento interiore mentre i protagonisti viaggiano, fuggono o rincorrono. 

Alice e Sandra avranno l’occasione d’oro di guardarsi negli occhi, di parlarsi come non hanno mai fatto, di ferirsi ma anche di curarsi. 

Penso che sia un privilegio poterlo fare e avere ancora il tempo di farlo. 

Il libro appena citato è il sequel di “Non volare via” (Garzanti, 2014). Come hai deciso di riprendere in mano questa storia?

È un altro episodio con gli stessi protagonisti. Non c’è un perché vero e proprio, c’è stato un momento in cui sono tornati a parlarmi. Le cose non risolte, come in ogni famiglia, erano tante e Alice e Sandra non si erano ancora confrontate su quello che era capitato loro. 

Nei tuoi romanzi affronti delle tematiche molto forti a livello personale e sociale. Cosa ti spinge a mettere nero su bianco delle problematiche e degli stati d’animo così importanti?

È il mio mestiere. Il segreto è trovare prima la storia giusta, poi scovare la sua trama migliore. Tutto si può raccontare e tutto dovrebbe essere raccontato. La narrativa dovrebbe sempre arrivare dove non arriva la cronaca, la morale, l’educazione, o la politica. 

Se la storia c’è, lo dovrebbero sapere tutti. 

So che i libri per uno scrittore sono come dei figli, ma ce n’è uno a cui sei più legata? 

Hai proprio ragione e le mamme non sanno scegliere. Certo è che “Il cacciatore di sogni” essendo il mio primo libro per ragazzi non ha concorrenza interna. 

Che cosa legge Sara Rattaro?

Tanto e di tutto. Leggo molto per lavoro, per documentarmi o per recensire altri libri. Ma quando posso scegliere da cosa farmi cullare tendo a scegliere un romanzo storico o contemporaneo magari scritto da una donna. 

So che insegni scrittura creativa. Quali sono i consigli che dai agli autori emergenti?

I consigli sarebbero tanti. Il primo in assoluto però è l’umiltà. Fatevelo dire dagli altri che siete bravi, almeno all’inizio. 

Progetti futuri?

A Febbraio arriva il mio nuovo romanzo per ragazzi e sarà l’incredibile e coraggiosa storia di Nellie Bly, la prima giornalista investigativa. Non vedo l’ora.

Grazie di cuore

Sara

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