Intervista a Diego Galdino

Diego Galdino intervistato da Chiara Parenti durante la seconda edizione di "Firenze Libro Aperto" (2018)

Diego Galdino (classe 1971) vive a Roma e ogni mattina si alza alle cinque per aprire il suo bar in centro, dove tutti i giorni saluta i clienti con i caffè più fantasiosi della città. Con Sperling & Kupfer ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, Il primo caffè del mattino (di cui sono stati venduti anche i diritti cinematografici), e L’ultimo caffè della sera, uscito di recente. I suoi libri sono tradotti con successo in Spagna, Germania e Polonia.

Ciao Diego, benvenuto! Cominciamo subito a parlare della tua passione: la scrittura. Come hai iniziato a raccontare storie?

Ciao, grazie per l’ospitalità. In realtà mi sono scoperto scrittore in età già avanzata, anche se da bambino scrivevo delle storie di fantascienza, affascinato da cartoni animati come Goldrake o Mazinga Z, sono diventato uno scrittore di romanzi d’amore per merito di una ragazza a cui mi sentivo molto legato. Un giorno lei mi mise in mano un libro e mi disse: «Tieni, questo è il mio romanzo preferito, lo so, forse è un genere che piace più alle donne, ma sono certa che lo apprezzerai, conoscendo il tuo animo sensibile». Il titolo del romanzo era Ritorno a casa e la ragazza aveva pienamente ragione: quel libro mi conquistò a tal punto che nelle settimane a seguire lessi l’opera omnia dell’autrice. Il mio preferito era I cercatori di conchiglie. Scoprii che il sogno più grande di questa ragazza di cui ero perdutamente innamorato era quello di vedere di persona i posti meravigliosi in cui la Pilcher ambientava le sue storie, ma questo non era possibile perché un grave problema fisico le impediva gli spostamenti lunghi. Così, senza pensarci due volte, le proposi: «Andrò io per te, e i miei occhi saranno i tuoi. Farò un sacco di foto e poi te le farò vedere». Qualche giorno più tardi partii alla volta di Londra, con la benedizione della famiglia e la promessa di una camicia di forza al mio ritorno. Fu il viaggio più folle della mia vita e ancora oggi, quando ci ripenso, stento a credere di averlo fatto davvero. Due ore di aereo, sei ore di treno attraverso la Cornovaglia, un’ora di corriera per raggiungere Penzance, una delle ultime cittadine d’Inghilterra, e le mitiche scogliere di Land’s End. Decine di foto al mare, al cielo, alle verdi scogliere, al muschio sulle rocce, al vento, al tramonto, per poi – all’alba del giorno dopo – riprendere il treno e fare il viaggio a ritroso insieme ai pendolari di tutti i santi d’Inghilterra che andavano a lavorare a Londra. Un giorno soltanto, ma uno di quei giorni che ti cambiano la vita. Tornato a Roma, lasciai come promesso i miei occhi, i miei ricordi, le mie emozioni a quella ragazza e forse le avrei lasciato anche il mio cuore, se lei non si fosse trasferita con la famiglia in un’altra città a causa dei suoi problemi di salute. Non c’incontrammo mai più, ma era lei che mi aveva ispirato quel viaggio e in fin dei conti tutto ciò che letterariamente mi è successo in seguito si può ricondurre alla scintilla che lei aveva acceso in me, la voglia di scrivere una storia d’amore che a differenza della nostra finisse bene.

Come progetti i tuoi romanzi? Hai un’idea ben precisa quando inizi a scrivere o i personaggi si muovono da soli?

A me piace scrivere romanzi d’amore, perché scrivo quello che sento, quello che il mio cuore ha bisogno di esternare, io amo l’amore e tutti i suoi derivati. Come diceva Sean Connery nel film Scoprendo Forrester… “Scrivere non è pensare, è scrivere, la prima stesura va scritta di getto, in modo istintivo, non con la testa, ma nemmeno con il cuore, va scritta di pancia.” Quando io inizio a scrivere una storia lei è già tutta nella mia testa, dall’inizio alla fine. Scrivere per me è come se avessi visto un bel film e lo raccontassi a qualcuno che non ha la possibilità di vederlo con i suoi occhi. Per questo cerco di creare con le parole delle immagini, per dare al lettore l’opportunità di vedere ciò che io ho già visto attraverso la mia immaginazione.
Di sicuro per me scrivere ha la valenza di una seduta terapeutica, come se il libro fosse uno psicologo che ti ascolta senza pregiudizi e ti giudica in modo oggettivo. Sei consapevole che grazie a lui puoi dire la verità, tutta la verità, forse quella che non hai mai detto a nessuno, senza doverti preoccupare delle conseguenze. Per fare un esempio, l’idea de Il primo caffè del mattino mi è venuta durante un pranzo in famiglia: davanti a me erano sedute le mie figlie, ad un tratto ho notato tra loro una complicità fatta di sorrisi, di frasi sussurrate, abbracci. Quella scena mi colpì a tal punto che chiesi un foglio di carta e una penna al cameriere e, mentre aspettavamo le prime portate, iniziai a buttare giù la sinossi del romanzo. La storia di queste due sorelle francesi unite da un amore e da un legame indissolubile, al di là del tempo, di un destino avverso, di una vita difficile. Poi ho aggiunto Roma, il caffè e il protagonista della storia che non poteva che essere un barista come me. Alla fine del pranzo non avevo mangiato molto, ma avevo l’intero romanzo nella mia testa e la sua sinossi sul foglio di carta.

Nella vita concili due aspetti di te stesso: il Diego barista e il Diego scrittore. Come si uniscono questi due lati di te nei tuoi romanzi? E quando trovi il tempo di scrivere?

Io ho sempre scritto per evadere dalla mia quotidianità, ma una specie di nemesi storica ha deciso che il romanzo che mi dovesse portare al successo letterario nazionale ed internazionale fosse un romanzo che parlava di un bar e di un barista. Non posso negare che sia Il primo caffè del mattino, ma forse molto di più L’ultimo caffè della sera, siano una proiezione fedele della mia vita da barista. Per scrivere mi sveglio tutte le mattine alle quattro, scrivo per un’ora e mezza, poi mi travesto da barista e corro a fare il caffè ai personaggi delle mie storie. Pensavo che non avrei mai scritto il seguito de Il primo caffè del mattino: non sono un amante dei seguiti, preferisco da sempre cimentarmi in storie autoconclusive. Ma negli ultimi anni mi sono capitate un sacco di cose brutte, o almeno non belle, che hanno stravolto la mia vita e il Bar di famiglia che poi è la stessa cosa. Così ho deciso di scrivere L’ultimo caffè della sera, come dico sempre: ‘per rendere leggendario l’ordinario’, perché di Bar dove bere il caffè ce ne sono tantissimi e in tutto il mondo, ma come quello dove sono nato e ancora oggi continuo a fare i caffè credo ce ne siano pochissimi. Anch’io come Massimo, il protagonista de Il primo caffè del mattino, ho perso un grande amico, un secondo padre. È stata una perdita, come accade nel mio nuovo romanzo, improvvisa, destabilizzante, per me e per il bar. Qualche mese dopo anche mio padre, quello vero, si è ammalato gravemente. Così sono rimasto da solo, sia fuori che dietro il bancone del bar. A quel punto sono dovute cambiare tante cose, ho dovuto reinventarmi e, per non mandare perduti i ricordi e le persone, ho deciso di scrivere questo libro mettendoci dentro tutto, le battute e gli aneddoti che per me erano familiari, erano casa, aggiungendoci ciò che mi rende lo scrittore che sono: l’amore.

“Il primo caffè del mattino”, il tuo primo libro, è stato definito un caso letterario. Ti aspettavi tutto questo successo? Come sei stato scoperto dal mondo editoriale?

Sinceramente se qualche anno fa mi avessero detto che sarei diventato uno scrittore pubblicato in otto paesi europei e sudamerica, pubblicando in Italia con la Sperling & Kupfer cinque romanzi, sarei scoppiato a ridere. Ancora oggi quando mi scrivono sui social chiedendomi dei consigli su come farsi prendere in considerazione da un’importante casa editrice, io ripsondo sinceramente che per quanto mi riguarda è stata solo una botta di culo. Una persona ha dato da leggere ad una sua amica un mio romanzo, uno di quelli che avevo scritto per amici, parenti e clienti del bar. L’amica di questa persona era uno degli agenti letterari più importanti al mondo, che ha intravisto qualcosa di buono nel mio modo di scrivere e nella mia storia e ha deciso di prendermi nella sua agenzia letteraria, con l’idea o la scommessa di provare a trovare per me e la mia storia un editore di livello. Una settimana dopo, avevo firmato il mio primo contratto con la Sperling & Kupfer. Il resto, qualcuno potrebbe dire che è leggenda…

Il tuo bar è ormai diventato motivo di attrazione per tutti i tuoi fan. Hai un aneddoto carino da raccontarci?

La cosa più bella è quando vengono al Bar lettori dei paesi in cui sono stati pubblicati i miei romanzi, per farsi fare una dedica o scattarsi una foto dietro al bancone insieme a me. Vedere le loro facce incredule quando entrano nel Bar e mi trovano dietro al bancone a fare i caffè come il protagonista dei miei romanzi è qualcosa di bello a cui non mi abituerò mai. Lì si rendono conto che è tutto vero, che non mi sono inventato niente, che sono entrati a far parte delle mie storie come i personaggi dei libri che hanno letto. Poi quando gli presento Antonio l’idraulico, Pino il parrucchiere, Luigi il falegname e il tabaccaio cineromano Ale Oh Oh la loro realtà supera la mia fantasia e lasciano me per farsi la foto con loro.

Parlaci del tuo ultimo romanzo, “L’ultimo caffè della sera”.

Dopo averlo finito di scrivere ero terrorizzato da ciò che avrebbero potuto pensare i tanti lettori sparsi nel mondo che hanno amato Il primo caffè del mattino, sapevo di andare a toccare un romanzo che da tutti era considerato perfetto così com’era. Scrivere L’ultimo caffè della sera è stata una grande responsabilità, una scommessa con me stesso. Ma avevo bisogno di scriverlo per rimettere a posto le cose dentro di me. Confesso che, una volta completato, l’ho dato in lettura ad alcune mie lettrici che io considero delle vere e proprie puriste de Il primo caffè del mattino (stiamo parlando di persone che si sono tatuate la frase finale sul braccio o l’hanno scritta sulla parete della loro camera da letto). Quando loro mi hanno scritto che L’ultimo caffè della sera è ancora più bello del primo, ho tirato un sospiro di sollievo. Ma la cosa che più mi ha dato soddisfazione è vedere che gli editori di tutti i paesi in cui era uscito Il primo caffè del mattino hanno preso anche questo nuovo romanzo dopo averlo visionato dicendo anche loro la stessa cosa… ‘Che mi ero superato’. Di sicuro io scrivo delle storie d’amore in cui molte persone possono rispecchiarsi, L’ultimo caffè della sera è sicuramente uno di questi, perché parla di un amore che va e un altro che torna. Di seconde possibilità, di dolore, gioia, di un cuore che si era spento, forse per sempre, perché dopo aver sofferto per amore si vorrebbe che fosse così, ma di quello che vogliamo noi all’amore non frega niente. Così arriva lei, dal nulla, e riprende in mano quel cuore e lo riaccende.

Che rapporto hai con i tuoi lettori?

Bellissimo, ma non tanto per dire, benedico la scrittura ogni giorno per avermi dato la possibilità di conoscere tante persone speciali. Ormai ho instaurato con tanti di loro un legame affettivo che va al di là del semplice rapporto lettore/autore. Per me i miei lettori sono degli amici, perché chi decide di darti fiducia leggendo un tuo libro così a scatola chiusa, senza nemmeno conoscerti, non puoi non considerarlo un amico. Tanti mi chiedono se potendo fare solo lo scrittore io smetterei di fare il barista: a queste persone io rispondo che mi piace troppo l’idea di dare ai miei amici lettori un posto dove possono trovarmi sempre, per una dedica, una foto insieme, per scambiare quattro chiacchiere, magari davanti ad un caffè preparato da me.

So che un paio di volte ti sei trovato in mezzo a delle proposte di matrimonio…

Già, quest’estate a Bisceglie durante la mia presentazione alla manifestazione letteraria Libri nel Borgo Antico ad una mia lettrice è stata fatta la proposta di matrimonio dal suo fidanzato, con cui mi ero messo d’accordo qualche giorno prima dell’evento. Alla fine il video è stato condiviso anche dal sito de La Repubblica e ha avuto una grande eco sul web. Anche se il video non rende bene l’idea dell’emozione e la felicità provate in quel momento da tutti i presenti. Io credo che ognuno di noi abbia bisogno di una bolla di felicità, di serenità, in cui rifugiarsi per qualche momento. La relazione perfetta, il sentimento amoroso senza alcuna falla, di questi tempi sembra difficile da trovare, da vivere, le storie d’amore in stile Le pagine della nostra vita nella realtà sembrano essere diventate come quelle comete che passano una volta ogni cento anni. Adesso quando senti di una coppia che festeggia i venticinque anni di matrimonio strabuzzi gli occhi e ti verrebe voglia di metterli in un museo di storia naturale: venticinque anni di un sentimento che non è mai calato d’intensità, capace di mantenere al caldo i cuori con una fiamma bella alta che non si è mai spenta, sembra una roba fantasy o di fantascienza. Io credo che tutti, nessuno escluso, abbiano bisogno di vivere una storia da romanzo, anzi tutti meriterebbero di viverla almeno una volta nella vita… Nel frattempo che ciò accada, si cerca di vivere l’amore assistendo a scene come quella vista a Bisceglie, o leggendo romanzi d’amore.

Cosa legge il Nicholas Sparks italiano? (Che effetto ti fa essere definito così?).

Il mio libro per la vita è Persuasione di Jane Austen, un capolavoro, secondo me il padre di tutti i romanzi romantici moderni. E poi per chi ama Jane Austen Persuasione è il libro giusto per conoscerla meglio come essere umano… un bellissimo essere umano. Poi I pilastri della Terra di Ken Follett, uno dei più bei libri degli ultimi cinquant’anni. Ecco, lui è davvero uno scrittore inarrivabile. Forse al suo livello ci sono solo gli scrittori dei Drama Coreani, dei veri e propri geni dell’intreccio narrativo. In realtà la mia formazione di scrittore è molto legata al genere romantico: come lettore amo da sempre i classici inglesi dell’ottocento, le sorelle Bronte, Charles Dickens, fino ad arrivare ai giorni nostri con Nicholas Sparks, Evans, Musso, Levy, Paulina Simmons. Riguardo il Nicholas Sparks italiano di sicuro io lascio che siano gli altri ad usare questa definizione, perché non mi permetterei mai nemmeno di pensarla una cosa del genere. Stiamo parlando del più importante scrittore di romanzi d’amore al mondo e al momento i numeri e i film tratti dai suoi libri dicono che lui è di un altro pianeta. L’ho sempre considerato un maestro e già solo essergli accostato fa di me un discepolo felice. L’ho incontrato durante un suo firma copie a Milano: io avevo appena firmato il contratto con la Sperling & Kupfer, la stessa casa editrice che pubblicava i suoi romanzi in Italia e lui quel giorno fu con me estremamente gentile e cordiale, auspicò per me un luminoso futuro letterario e ad oggi, dopo aver pubblicato cinque romanzi con una casa delle più importanti case editrici italiane, mi piace pensare di essere riuscito a dargli ragione.

Progetti futuri?

In realtà al momento sono molto concentrato su L’ultimo caffè della sera, è lui il mio progetto futuro. Tengo molto a questo romanzo per tanti motivi e ci terrei che venisse letto da più persone possibili, non per finire in classifica o fare soldi, ma, come ho detto prima, per rendere leggendario l’ordinario, perché di bar in cui si fanno e si prendono i caffè ce ne sono tanti al mondo, ma come quello in cui sono nato e tutt’ora lavoro credo ce ne siano pochissimi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.