“Fai bei sogni” – Massimo Gramellini

“Ancora una volta mi ero illuso che la vita fosse una storia a lieto fine,
mentre era soltanto un palloncino gonfiato dai miei sogni
e destinato a esplodermi sempre fra le mani” (p. 145)

Questo libro mi ha incuriosita fin da subito. Avevo letto la trama su internet e, una volta entrata in libreria, non sono riuscita a non comprarlo. Uno di quei libri che “devi” prendere, anche se non c’è un perché.


La storia che Gramellini ci racconta è pesante e colma di agonia e, ciò che spiazza, è che è la SUA storia. E’ per questo motivo che, prima di fare qualsiasi commento, devo dire che ho un rispetto immenso per uno scritto come questo.
So per esperienza che non è facile mettere nero su bianco i momenti bui della propria vita. In genere si finisce per rimanerne svuotati in senso negativo. O per far nascere, anche volontariamente, mille sensi di colpa verso chissà chi.
Le storie autobiografiche meritano sempre un briciolo di comprensione; con queste non si può essere spietati. E questo semplicemente perché dentro ci sono lembi di vita vera. Di sofferenza vera.


Il romanzo, nel complesso, scorre, aiutato da una struttura lineare in capitoli brevi. La storia inizia con una tragedia che, purtroppo, accompagnerà il protagonista per tutta la sua vita. Proprio nelle prime pagine si crea una suspance che però si dissolve nel corso del libro, facendo perdere interesse al lettore.
Il tema è delicato e assolutamente indigesto per il protagonista: la morte di sua madre, un vuoto che non riuscirà più a colmare. L’autore ci accompagna per mano nelle sue riflessioni di vita, per farci capire le difficoltà di una vita fatta di fantasmi. E ci riesce.
L’intero libro è colmo di frasi brillanti e intelligenti che più volte mi hanno strappato un sorriso.
L’ironia e l’autoriflessione dominano il romanzo.


“Fai bei sogni” è un’esperienza di dolori e pensieri che l’autore ci ha voluto raccontare, un percorso difficile alla ricerca di un’identità. Uno scritto che, per un motivo o per l’altro, fa riflettere tutti. E ci fa sentire meno soli.


Il voto questa volta stona, e quindi non lo darò.
In fondo, valutare in cifre una vita sarebbe un’eresia.

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