Come l’ordine mi ha cambiato la vita

Può una persona disordinata diventare ordinata?

A molti sembra impossibile. E, fino a poco tempo fa, io ero proprio una di quelli.

Chi mi conosce sa che sono sempre stata molto disordinata: da adolescente (ma anche dopo, lo ammetto) appoggiavo sul letto un mucchio di roba che non sapevo dove mettere e lo spostavo sulla scrivania poco prima di andare a dormire. Per me avere la camera in disordine era normale ed erano rare le volte in cui decidevo di sistemare tutto per vivere nell’ordine.

A pensarci bene, ho passato tutta la mia vita tra il caos più assoluto e dei seri tentativi di fare ordine, senza mai riuscire a mantenerlo. Il problema è sorto soprattutto quando mi sono trasferita e sono andata a vivere con Andrea (altro disordinato cronico): a quel punto non era più una sola stanza che necessitava delle mie attenzioni, ma una casa intera.

Ho sempre ammirato le case degli “ordinati”, quelle persone bioniche che non si spaventano all’inaspettato suono del campanello, perché hanno sempre tutto a posto. Mica come me che alla telefonata dell’amica “sono vicina a casa tua, posso passare per un caffè?” iniziavo a sudare freddo e a buttare tutto ciò che c’era in giro nei sacchi dell’Ikea (in realtà è per questo che sono state concepite, ne sono sicura) o a infilare tutto il possibile in qualsiasi mobile avesse un’anta!! (Con conseguente attentato-valanga quando mi dimenticavo di dirlo ad Andrea o me ne scordavo io stessa).

Chissà se le mie amiche si sono mai chieste perché al loro arrivo sembrava sempre che avessi corso i 100 metri 🙂

Insomma, il disordine in cui da sempre mi crogiolavo, in realtà era un mix di stress e frustrazione. Quante volte ho passato la giornata a rassettare e pulire il giorno stesso di una cena a casa nostra, arrivando sfinita alla sera… Per non parlare di tutti quei quesiti che Andrea mi poneva e a cui non riuscivo quasi mai a trovare risposta: “dove sono i miei calzini bianchi?”, “dov’è finita la mia felpa nera?”, ecc, ecc. A volte nel mio disordine mi orientavo, ma spesso e volentieri non avevo idea di dove fossero le cose. Mi succedeva addirittura di ricomprarle se non le trovavo (termometri, sacchetti gelo, spugne, detersivi).

Ma, dall’altra parte, anche riordinare era frustrante. Questo per il semplice fatto che l’ordine non regnava mai sovrano, ma finiva per essere sempre inghiottito dal caos. A volte bastava distrarsi per qualche giorno per rendersi conto che la casa era tornata impresentabile come prima. Eppure io mi ero fatta il mazzo. Allora a cosa serviva sprecare tutte quelle energie se poi il risultato era sempre lo stesso?

Questa che avete letto è stata la mia forma mentis fino a poco tempo fa. Poi, all’improvviso, tutto è cambiato.

È arrivata LEI, forse nel momento più giusto possibile: NIMA ORGANIZER.

Una di quelle maniache dell’ordine che da sempre snobbavo un tantino, perché diciamocelo, chi è disordinato se le inventa tutte pur di sembrare migliore di uno ordinato (siamo più intelligenti, più geniali, più creativi. Sì ciccio, però la casa ti puzza perché ti sei scordato le cipolle di un anno fa nella dispensa e c’hai una collezione di Viakal che nemmeno le imprese di pulizia). Insomma, l’ho conosciuta per caso, grazie ad un’amicizia in comune. E così, per gioco, ci siamo messe d’accordo per provare a riordinare la mia cucina. Di seguito alcune foto dello scempio:

Uno dei cestoni della cucina
Un pensile della cucina

Dopo tre ore di consulenza avevo appreso un concetto fondamentale del riordino:

Se una cosa non la vedi, è come non averla.

E con quel casino, quante cose non stavo vedendo?

Ma soprattutto: quante cose non ero consapevole di avere in casa mia?

Nima mi ha insegnato alcune cose all’apparenza banali, ma a cui di fatto non avevo mai pensato.

Per prima cosa dovevo rispondere dentro di me ad un quesito: “Cosa ti serve avere in quel preciso pensile? Cosa ci dovrebbe stare? Cosa ti è più comodo avere lì?” – ok, i quesiti sono tre ma avete capito.

Ho scoperto che il problema era a monte: la mia cucina era stata organizzata male e sia io che Andrea non riuscivamo ad arrivare bene ad alcuni oggetti che usavamo quotidianamente, mentre, per esempio, il robot da cucina (che usiamo una volta ogni tanto) era invece in uno dei pensili più comodi per noi.

Riorganizzare gli spazi non è stato facile, e in questo Nima ci è stata molto d’aiuto creando per noi uno schema da mettere poi in pratica (di seguito ve ne riporto una parte):

E, udite udite: tutto è rimasto a posto.

Ecco alcune foto del “dopo”:

Il cestone di prima
Il pensile di prima

Abbiamo iniziato ad applicare quello che avevamo imparato a tutta la casa. Un altro grande cambiamento l’ho apportato al mio armadio. Vestirmi era diventato frustrante: non trovavo mai nulla, se invece lo trovavo era stropicciato perché i cassetti erano spesso un ammasso di roba. Anche lì il problema era lo stesso: aprendo un cassetto non riuscivo mai a vedere tutto quello che c’era dentro, perché le maglie erano sempre impilate una sopra all’altra, quindi la roba stirata finiva per essere continuamente spostata, alzata e rimessa a casaccio.

Dopo aver acquisito questa nuova consapevolezza mi sono detta: “Perché non cambio semplicemente la sistemazione dell’armadio?”. La prima cosa che ho capito era che dovevo sradicare dalla mia testa l’abitudine di mettere tutto nei cassetti. Avevo ben due aste libere in cui appendevo solo qualche vestito e alcune camicette.

Beh, adesso nel mio armadio è quasi tutto appeso. Pensate di entrare in un negozio di abbigliamento in cui tutti i capi in vendita sono impilati uno sopra l’altro: ne uscireste subito per la difficoltà di vedere e tirare fuori le cose.

Vederli invece tutti appesi alla gruccia vi dà modo di vederli, toccarli e tirarli fuori per provarli senza però toccare gli altri capi. E così ho fatto io:

Una parte del mio armadio

In un secondo momento ho deciso di aggiungere anche qualche complemento Ikea per sfruttare ulteriormente lo spazio:

Uno dei cambiamenti più utili è stato il metodo di piegamento che mi ha spiegato Nima e che si rifà al metodo di Marie Kondo: arrotolando maglie e pantaloni si ha modo di vedere tutto ciò che c’è nel cassetto:

Il cassetto dei pantaloni

Adesso vestirmi è diventato un momento piacevole e il mio armadio è un posto accogliente, dove ho tutto quello che mi piace e mi serve (anche qui è stato fatto un mega decluttering!).

Come riflessione finale posso dire che il processo di riordino è molto simile al percorso che si intraprende con una dieta (percorso che ho affrontato per l’appunto pochi mesi prima della consulenza con Nima, ecco perché ho detto che forse è arrivata proprio nel momento giusto): è faticoso, iniziare è molto dura, ma i risultati finali sono impagabili. Con questa frase non voglio scoraggiarvi, voglio solo dire che, come in ogni situazione, per raggiungere un obiettivo ci vuole impegno e costanza. Tutti ce l’abbiamo, ma solo in certi momenti decidiamo di tirare fuori la grinta. Credetemi: se ce l’ho fatta io ce la potete fare anche voi. Lo giuro sull’ammasso di roba che citavo all’inizio.

Una casa in cui siete circondati da cose che vi piacciono e che volete avere intorno è una casa in cui vi sentirete accolti e in pace. Adesso sia io che Andrea troviamo tutto ciò che ci serve, sappiamo dove sono le cose perché le abbiamo organizzate con un criterio preciso e che ci rende la vita più facile. Ecco, forse è proprio questo il punto: l’ordine mi permette di avere meno stress, di non preoccuparmi più se qualcuno passa da casa nostra e vuole fermarsi a salutare, e se organizziamo una cena posso arrivare alla sera rilassata e non stremata. Il tempo in cui infilavo le roba da rimettere a posto nelle buste Ikea è passato: adesso sono tutte sistemate in un apposito contenitore.

A cosa servono devo ancora scoprirlo 😉

 


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