Cambio di prospettiva

La mia tesina dell’esame di maturità aveva un titolo ben preciso: “Il pessimismo”.

Questo la dice lunga su quale fosse la mia mentalità ai tempi del liceo. Come molti adolescenti, pensavo alla vita come una sfida continua e al mondo come un grande avversario rotondo. Ero profondamente convinta che per una cosa che andava bene ce n’erano altre dieci che andavano male. Ma soprattutto, una cosa che ricordo bene, è che usavo questo mio essere pessimista come uno scudo protettivo, “così se va male davvero sono già preparata”. In questo modo, però, non mi rendevo conto di quanto mi stavo perdendo.

Ero una persona profondamente diversa da quella che sono ora, e a volte mi fa davvero effetto pensarci. Ero ingessata da una timidezza che a volte mi impediva persino di parlare, avevo paura di dire quello che pensavo e quando venivo attaccata, la risposta giusta mi arrivava in testa qualche ora dopo, quando ormai avevo perso la partita. Mi sentivo sbagliata, un po’ perché gli altri mi facevano sentire così, ma soprattutto perché mi portavo addosso un’insicurezza disarmante. E se ti fai vedere piccola e indifesa dal mondo, il mondo ti inghiotte. Io sono stata masticata e inghiottita tante volte, e ogni volta era una sensazione di stomaco lacerato, di fallimento totale da cui non credevo di poter tornare indietro. Quante volte avrei voluto cancellare con la gomma un pezzo della mia vita e poi riscriverlo… tantissime, vi assicuro. È durata tanti anni questa mia agonia, succeduta poi dall’ansia, quella vera, che mi ha tenuto compagnia per circa dieci anni.

La prima volta che mi è venuta a trovare avevo 16 anni, era estate, ed ero in casa da sola. Stavo leggendo un libro sul divano e all’improvviso il mondo mi è crollato addosso: sarei morta, di lì a pochi minuti. O almeno: questo era quello che mi diceva il mio cervello. Al telefono non rispondeva nessuno e io non riuscivo a concepire che sarei deceduta così, da sola. La solitudine la conoscevo bene, mi aveva accompagnata nell’ultimo anno di liceo. Non mi ricordo bene le dinamiche che regnavano nella mia classe, ma una cosa è certa: c’erano delle leader che decidevano chi era “in” e chi era “out”. Io ero fuori, e di parecchio, perché avevo litigato con una di loro. Perciò passai un anno a fissare la lavagna, senza parlare con nessuno. Senza riuscire a reagire, o a far sentire la mia voce. Quell’anno presi voti altissimi, ma un bello zero sul registro della vita.

Finché sono stata fragile e insicura, tutto è andato male. L’unico spiraglio di luce è arrivato due anni dopo e si chiama Andrea. Non voglio fare quella che è stata salvata, non è questo il messaggio che voglio passarvi oggi. Anzi. Se c’è una cosa di cui sono profondamente convinta adesso è che l’unico modo per salvarsi è tenderci noi stessi la mano. Perché sì, cazzo, valiamo qualcosa. Valiamo tanto, anche se qualcuno ci dice continuamente che non è così.

A 31 anni mi guardo indietro e mi viene da sorridere. Anche se ricordo lo stato di malessere che per anni il mio corpo e la mia mente hanno dovuto sopportare. Ma sorrido perché è solo un pacchetto di anni da salutare, che nel bene o nel male mi hanno fatta diventare come sono adesso. Non che adesso io sia perfetta, non lo sarò mai, ma non è questo che mi interessa. Io voglio guardarmi allo specchio ed essere consapevole di ciò che sono, con tutti i miei difetti e gli errori che ho fatto e sicuramente continuerò fare. Ma non voglio più cadere in quel blocco di nebbia nera in cui la cosa più facile è dire frasi come “non posso farcela”, “sono uno schifo” o “è tutto inutile”. No. Io voglio essere il pilastro della mia vita, voglio reggermi sulle mie gambe senza bisogno di nessuno, voglio darmi supporto nei momenti di difficoltà. Voglio dirmi “ok, hai sbagliato, sticazzi, ma ora ti rimbocchi le maniche e riparti”. Voglio essere costruttiva per me stessa, non distruttiva. Perché a distruggerci ci pensano già in tanti. Voglio intorno solo persone positive, che non mi ricordino costantemente le cose per cui dobbiamo lagnarci, bensì quelle per cui dobbiamo ritenerci fortunati.

Quello che vorrei dirvi oggi è proprio questo: avete in mano la vostra vita e potete decidere voi cosa farne. Potete decidere se credere in voi stessi o meno. Ma esattamente, cosa vi costa farlo? E cosa ci perdete a non farlo? Ve lo dico io: parecchio.

Oggi sono più che consapevole che se avessi preso la vita in un altro modo mi sarei goduta tante cose molto di più. Ma non avevo la maturità e gli strumenti per capirlo. È da quando ho cambiato prospettiva che anche io sono cambiata. Ora il pessimismo è qualcosa che non fa più parte di me. Quindici anni dopo posso dire di essere una persona diversa da quella che ero. E sono felice di aver aperto gli occhi.

Perciò non perdete tempo. Imparate ad essere felici di quello che siete, di ciò che avete. Credete in voi stessi. Perché siete voi a scegliere. Siete voi a decidere chi essere. Lasciate da parte le invidie, la gente che vi vuole male, i bastoni tra le ruote.

Cambiate prospettiva e vivete col sorriso. Che ogni giorno è un giorno prezioso. E voi ve lo meritate.

12 commenti

  • Non hai idea quanto ti capisco… Anche io quando guardo come sono oggi a 36 anni penso a quanta strada ho percorso… Quante cadute e risalite. Grazie per esserti aperta non é facile. Un abbraccio grande

  • Ho letto tutto d’un fiato: parole vere, tristi ma profondamente propositive. Ho soli 21 anni, ho tante cose da vivere e da imparare ma queste righe mi saranno utili per sempre.
    Grazie per il coraggio.

    Cassandra

    • Ciao Cassandra <3 non sai quanto mi riempie di gioia leggere le tue parole e sapere che la condivisione della mia esperienza ti servirà... un abbraccio

  • I periodi neri prima o poi arrivano per tutti. Come sai, il mio dura da parecchio tempo, ma persone come te sono davvero uno spiraglio di luce. Io che ti conosco posso davvero dirti “brava”, perché so quanto sia difficile parlare di certe cose. Brava Giulia!

  • Giulia non mi vergogno a dire che ho le lacrime agli occhi leggendo il tuo post. Una situazione molto simile alla tua l’ho vissuta anche io al liceo. Gli eventi della vita si sono poi susseguiti, alla mia scarsa autostima si sono aggiunti altri eventi che mi hanno devasta, prima dentro e poi di conseguenza fuori. Senza contare in tutto questo un uomo (praticamente il contrario del tuo Andrea) che mi ha fatto sentire inadeguata. Ho fatto tanti errori che oggi, se avessi la testa e la maturità di adesso, non rifarei. Però come dici tu bisogna ripartire, me lo devo. Grazie per il coraggio e la forza.
    Un forte abbraccio

    • Quello che ci è successo in passato è una grande lezione che fortunatamente abbiamo imparato. Dico sempre che mi piacerebbe rivivere quegli anni, ma solo col cervello di adesso. Ma la vita è così, e dobbiamo ritenerci già fortunate ad aver acquisito quella consapevolezza che serve per andare avanti e non tornare mai indietro. Un abbraccio forte <3

  • Anche io sono cambiata e se fossi quindici anni fa la metà di quello che sono oggi quante cose sarebbero diverse! Ero pessimista e stavo sempre male, sempre “out”, con pochissime amicizie. IsolAta , ma con le mie letture e disegni a darmi forza e spunti perché non posso negare di essere stata determinata , soprattutto nello studio e in altri obiettivi che mi volevano essere negati e per cui non ho mollato. Però il pessimismo resta. Ogni volta che penso positivamente mi becco mazzate cinque volte tanto la positività che ho osato esprimere. Faccio programmi e vengono spesso demoliti o disattesi. Certo, per la maggiore sta tutto negli stramaledetti soldi che non ho mai avuto e che sembrano sempre meno, le spese sempre di più , la capacità di sostenere stentatissima. È un miracolo pagare la bolletta (occorre decidere se farla tardare per pagare il dentista o far la spesa, non sfizi, ma priorità di altro tipo..). Figurarsi se posso pensare alla vacanza o agli studi che ho interrotto oer non dire sfizi minori.
    Al massimo arrivo a vivere giorno dopo giorno, relegando i problemi per non rimanere paralizzata. Che tanto ci sono anche i problemi dei parenti mica solo i miei , sostenuti con un compagno che non posso non definire perfetto perché lo è e mi ha rimesso spesso in piedi. Non ho potere immediato su di loro, i problemi, dunque cerco di allontanarli e tacitarmi, ignorarli.
    Anche in questi anni dove sono un’altra ho passato brutti momenti (la depressione post partum nel 2014, una brutta crisi mentale per la situazione economica nel2016, praticamente un continuum dal 2014 a vari livelli altalenanti ). Io ed altre amiche un brutte situazioni ci diciamo che finirà ed andiamo avanti al meglio possibile, ma stufe, tanto stufe.

    • Non hai idea di quanto vorrei abbracciarti in questo momento. I problemi materiali sono una spada di Damocle ben difficile da rimuovere. Ma leggendo le tue parole ho intravisto molte cose preziose: amicizia, forza, ma soprattutto amore. Avere un compagno con cui affrontare tutto, sapere di avere una spalla su cui piangere è un bene inestimabile che non tutti anno. E poi sei mamma… hai con te un grande tesoro. Spero davvero che questa tua insofferenza, che capisco, arrivi piano piano a svanire e che i problemi si ridimensionino. Ti abbraccio forte.

  • La timidezza e l’insicurezza sono due caratteristiche che ci rendono diverse agli occhi del mondo. Oggi essere delicati, sensibili, timidi o aspettare di dire la cosa giusta alla persona giusta e al momento giusto è controcorrente. Adesso si fa la corsa a chi primeggia, a chi mette da parte i sentimenti per lavorare su una facciata unica: l’apparire. Le tue parole mi hanno fatto rivivere i miei anni dell’adolescenza, e sai cosa ti dico? Dobbiamo essere fiere perché chi riesce a uscire il naso e a muovere dei passi incerti ci rende più forti delle nostre fragilità. Guarda cosa sei diventata adesso! Sei grande Giulia!

    Un bacio

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