Antico Veleno – Intervista a Francesca Cecchi

Per garantire la pace tra il suo regno e Camarleon, Re Crevan di Vahalon è costretto a prendere una nuova moglie. La sposa, Faeryn, è molto più giovane di lui e non sembra disposta a ricambiare le attenzioni del futuro sposo. Il re, però, non si arrende e fa di tutto per conquistare la bella e algida principessa. Quello che non sa è che dietro l’atteggiamento distaccato e ostile della ragazza si cela un oscuro segreto che rischia di mettere in pericolo il suo regno.

  1. Francesca, da quanto tempo scrivi?

Scrivere mi è sempre piaciuto, o almeno mi ricordo così. È una passione che è andata di pari passo all’altra, la lettura. Leggendo mi sono venute in mente tante idee per racconti e pian piano ho cominciato a metterle giù, anche se non con costanza. Seriamente direi da una decina di anni, più o meno.

 

  1. Questo è il tuo primo romanzo o ne hai altri nel cassetto?

È il primo che ho pubblicato, dopo alcuni racconti. Però il mio cassetto è pieno fino a scoppiare. Mi definisco una scrittrice disorganizzata (e le mie amiche Beatrice e Veronica, povere anime, ne sanno qualcosa): quando un’idea mi prende, comincio subito a metterla giù, poi però l’ispirazione passa, il tempo scarseggia e tante cose restano non finite. Devo farmene una ragione e terminare qualcosa, almeno una volta nella vita.

 

  1. Quali sono i tuoi scrittori/libri preferiti?

Il mio libro preferito in assoluto è “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez. Ricordo di averlo amato dal primo momento che l’ho letto.

Il mio autore preferito invece è Alexandre Dumas padre, che mi accompagna dall’infanzia. E William Shakespeare se parliamo di teatro.

Diciamo che sono un’amante dei classici e sono pochi gli autori attuali che mi hanno colpito davvero: posso citare il primo Stefano Benni, il primo Daniel Pennac, la prima Isabel Allende (mi piace sottolineare il “primo/a” perché sono scrittori che mi hanno deluso col passare delle opere).

Una nota di merito per Erin E. Keller, la miglior autrice italiana di M/M in circolazione.

 

  1. Raccontaci cosa rappresenta l’atto dello scrivere per te e descrivilo ai lettori.

L’atto di scrivere, per me, rappresenta semplicemente il mettere su carta – o su Word, per intenderci – le mie fantasie. Le storie nascono nella mia mente, a volte a una velocità che io stessa non riesco a seguire. Da lì, la voglia di vederle scritte, di condividerle con altri oltre che con me stessa. Purtroppo non è così semplice. Capita a volte che una storia, così bella nella mia mente, non riesca a rendere altrettanto una volta scritta. Non sono una persona che si accontenta facilmente, diciamo.

 

  1. E’ stato difficile per te rapportarti al mondo dell’editoria?

No, assolutamente. Ho la fortuna di lavorare, da quasi due anni ormai, per la Triskell, la casa editrice con cui ho pubblicato. È stata Barbara, una delle mie migliori amiche, a coinvolgermi in questo progetto e non smetterò mai di ringraziarla perché mi ha permesso di vedere il mondo dell’editoria da entrambi i lati. Ciò non vuol dire che non abbia provato tutta una serie di ansie quando il mio libro è stato scelto e poi pubblicato: il fatto di non essere all’altezza, di non essere apprezzata, ecc.

 

  1. La scelta di una pubblicazione esclusivamente digitale è stata tua o del tuo editore? Questa soluzione ti soddisfa o avresti preferito stringere il tuo libro tra le mani?

Diciamo che è stata una scelta “obbligata” visto che la Triskell opera esclusivamente in campo digitale – se si esclude la scelta del Print on Demand su Amazon, che però vale solo per alcuni titoli – ma non per questo mi ha trovato contraria.

Come la maggior parte dei lettori della mia generazione, sono cresciuta nell’amore e nel rispetto del cartaceo. Con l’andare del tempo, però, ho iniziato ad apprezzare il digitale e adesso non noto differenze col libro “tradizionale”, diciamo. Quindi no, non mi interessa particolarmente avere una copia cartacea del mio libro perché il vederlo pubblicato in formato digitale mi ha dato la stessa emozione.

 

  1. Come hai scelto il titolo del tuo libro?

Diamo a Cesare quello che è di Cesare. Anche in questo caso devo ringraziare Barbara. Io sono una frana nei titoli, non riesco mai a trovare qualcosa di breve che renda il vero significato del libro. Originariamente il titolo era in inglese, ma quando si è trattato di pubblicare… beh, non mi sembrava che ci stesse bene e il suo corrispettivo italiano (in originale era “Betrayed Love”) non mi piaceva per niente.

 

  1. Parlaci di “Antico Veleno”.

Antico Veleno” nasce come fanfiction di qualche anno fa… ebbene sì, diciamo che mi inserisco sulla scia “Cinquanta sfumature di grigio”! All’epoca la lessero in pochi perché non riguardava la coppia canonica della serie in questione, ma non posso farci niente se la mia fantasia non segue le masse. Trasformarla poi in un racconto è stato semplice perché già all’epoca era per metà originale.

Cos’altro posso dire? L’ho sempre trovata una storia piacevole e leggera, che magari non cambia il mondo (non che mi fossi prefissa questo intento), ma che permette di passare qualche ora di relax. Spero piacevole, ma questo lascio che siano i lettori a dirlo.

 

  1. Ti capita mai di immedesimarti nei personaggi che tu stessa crei?

Assolutamente sì, anche se non direi che le mie eroine mi assomigliano. Hanno dei punti di contatto con me, certo, ma credo che rappresentino più una versione “migliore” della sottoscritta: quello che vorrei essere e non sono, per intenderci. Così come gli altri personaggi sono ispirati a persone della mia vita, sia reale che da fangirl.

 

  1. Dai un consiglio a tutti gli scrittori esordienti come te.

Cinicamente direi di essere realisti e di non pensare di poter vivere di scrittura. La letteratura non è un commercio e sono pochissimi quelli che riescono a sfondare. Affrontate quindi la cosa con un altro occhio, quello della soddisfazione personale più che economica. Voi sapete cosa c’è dietro il libro che avete scritto e il vederlo pubblicato, con il vostro nome scritto su una copertina, è una soddisfazione senza pari. Almeno per me lo è stata.

 

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è un romanzo semplice, leggero, ma allo stesso tempo coinvolgente. E, soprattutto, scritto bene. Acquistatelo!

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