“Acciaio” di Silvia Avallone

Della bellezza di questo libro ne avevo sentito parlare già da tempo.

L’avevo acquistato subito dopo il boom di vendite ed era rimasto nella pila dei libri da leggere.

Non che non ne fossi incuriosita; ma i libri per me sono come un pasto: devono andarmi.

Fatto sta che non mi ero ancora sentita in grado di digerire una trama cruda come quella della Avallone… fino alla scorsa settimana.

L’ho letto in pochi giorni, letteralmente divorato.

La storia importante e l’ambientazione in periferia (precisamente a Piombino) mi hanno ricordato qualcosa di Ammaniti. In “Acciaio” si respirano i sapori e le ingiustizie di una vita squallida, si vivono le emozioni di chi in quello squallore ci deve crescere e di chi, invece, c’è già cresciuto e si è rassegnato alle sue amarezze.

Sembra banale dirlo, ma è una storia che ti entra dentro. La Avallone riesce bene a far immedesimare il lettore nelle vicende del romanzo. Ed ecco che, senza accorgertene, ti sembra di essere Anna, la ragazzina con le lentiggini che ha troppa voglia di crescere; ti preoccupi per Francesca, troppo giovane per essere picchiata brutalmente; ti innamori di Alessio, corazza dura e cuore tenero; supplichi Elena di tornare sui suoi passi, perché vuoi che l’amore vero trionfi.

Accade tutto questo mentre si legge “Acciaio”, e non si può non dire che i tre premi che gli sono stati assegnati (Premio Campiello, Flaiano e Fregene) se li sia meritati tutti.

Un libro che consiglio, non solo per la scorrevolezza del testo ma anche e soprattutto per la verità delle emozioni che vi si trovano.

Voto: 9

Brava Silvia.

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