Giulia Mazzoni

"Pensando al mio futuro mi sono chiesta:
cosa voglio fare nella vita?
La risposta è stata una: scrivere.
Ma da dove si comincia?
M'hanno detto di fare un blog!"

Recensione – “Pelle di donna” di Alina Rizzi

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“Non ci sono finzioni o abbellimenti in questi racconti: ci sono nomi, date, luoghi, avvenimenti spesso riferiti dalla cronaca e poi subito scordati. Ma queste donne non devono essere dimenticate, perché come loro ce ne sono centinaia di altre, che solo uscendo dal buio e dall’anonimato, possono forse ritrovare un po’ di giustizia. E di serenità”

 

Poco prima di iniziare a leggere questo libro avevo in mente una consapevolezza ben chiara.

Sapevo che dopo quelle 123 pagine non sarei stata più la stessa.

Sapevo che sarei entrata in contatto con delle storie terribili, profonde, che in fondo non si è mai pronti per affrontare. Ma che vanno assolutamente affrontate per conoscere, capire e combattere.

“Pelle di donna” è un’opera a cura della giornalista Alina Rizzi, che ha deciso di raccogliere e riunire in un solo libro 18 vite di donne distrutte dalla violenza. Storie che molto spesso ascoltiamo al telegiornale, ma che poi, purtroppo, tendiamo a dimenticare.

In questa raccolta la violenza viene raccontata in tanti sensi: quello fisico, ma anche e soprattutto quello psicologico.

Donne immigrate costrette a prostituirsi, donne escluse e ripudiate da una società ancora troppo bigotta, donne che hanno rischiato di morire per una gelosia irrazionale, donne violentate dentro le mura della loro casa.

Tutte le loro storie mi hanno segnata, dalla prima all’ultima.

Più di tutte mi ha colpita la storia di una madre la cui figlia trentenne è stata uccisa dal marito e che la giustizia non ha punito. Ho capito quanto può essere grande la disperazione di un genitore che vorrebbe proteggere suo figlio anche da adulto e deve assistere impotente alle sue scelte. Anche se quelle poi si rivelano sbagliate.

Ho diluito questa lettura in più giorni perché, per quanto fossi interessata all’argomento, non è stata facile da digerire.

Consiglio a tutti di affrontare questo piccolo ma intenso libro per sensibilizzare e sensibilizzarsi sempre di più. E per capire che la violenza, qualsiasi essa sia, va denunciata e non subita.

Faccio i miei complimenti all’autrice per il suo lavoro e per la volontà di portare queste storie da un terreno effimero come quello delle tv e dei giornali ad un solido approdo fatto di carta e inchiostro.


Alina Rizzi è nata a Erba (CO). Giornalista e scrittrice, si dedica da sempre a realizzare iniziative rivolte alla valorizzazione del mondo femminile. Ha vinto premi letterari e partecipato a diverse antologie, l’ultima americana: La dolce vita (Running Press). Ha pubblicato romanzi, tra cui: Amare Leon (da cui il regista Tinto Brass ha tratto il film “Monamour”), Donne di Cuori  e Scrivimi d’amore; libri di racconti come l’ultimo Bambino mio. Quello che le madri non dicono  e raccolte  poetiche.


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