Giulia Mazzoni

"Pensando al mio futuro mi sono chiesta:
cosa voglio fare nella vita?
La risposta è stata una: scrivere.
Ma da dove si comincia?
M'hanno detto di fare un blog!"

#ImieiScritti – “Il precario Furioso”

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Con questo racconto ho partecipato al concorso letterario “In cento righe” indetto dall’associazione “Marginalia” di Prato. Stavolta non sono stata selezionata e approfitto quindi per farmi dare dei consigli da voi =) Buona lettura!

Franco si stava abbottonando la camicia.

Asola dopo asola, contava i gradi della sua ansia. L’ennesimo colloquio di lavoro lo aspettava e, con esso, un caldo inenarrabile. Erano le dieci e, nonostante la doccia, continuava imperterrito a sudare, maledicendo l’estate e i colloqui all’ora di pranzo.

Amore vieni che ti ho preparato il caffè latte!”

Franco alzò gli occhi al cielo e sbuffò.

Mamma, porca miseria, ma con questo caldo mi prepari il caffè latte? Ci sono cento gradi!”

Dai, non fare l’antipatico, vedrai che ti aiuterà per il colloquio!”

Sì, magari mi viene uno strizzone durante le presentazioni – pensò Franco. Nel tono di sua madre aveva percepito ancora quel guizzo di aspettativa e orgoglio che odiava. Lo faceva sentire responsabile per l’ennesima delusione che avrebbe subìto poche ore dopo, e questo aumentava l’ansia che covava dentro di sé. Per non parlare del sudore.

Si infilò la cravatta con l’elastico – benedetto chi l’aveva inventata – e prese la giacca nera dalla gruccia appesa alla finestra. Scese le scale e si fermò davanti allo specchio dell’ingresso: vestito di tutto punto sembrava proprio un coglione.

Oddio amore, fatti guardare! Stai benissimo! Visto che avevo ragione? Quelli eleganti hanno sempre una marcia in più!”

Sì mamma, infatti le selezioni le fanno in base all’abbigliamento”

Ohhh, quanto sei scorbutico! Ma vedrai che colazione che ti ho preparato!”

Fu così che Franco, dopo una tazza bollente di caffè latte, qualche bestemmia ingoiata e un’infinità di dolci fatti da sua madre per l’occasione, riuscì ad uscire di casa.

Abitava vicino al centro storico di Prato, in una zona affollata che gli stava stretta più del completo che indossava. Tutto quel caos non era cosa per lui: il suo sogno, oltre a quello di trovare un lavoro, era di vivere nel verde della campagna.

Col suo cinquantino scassato raggiunse la stazione centrale e corse al binario per prendere il treno delle dieci e cinquantacinque. Puzzava di Trenitalia e di tutti i suoi disagi.

Decise di sedersi accanto ad una ragazza mora che doveva avere all’incirca la sua età. Col culo sul seggiolino di pelle, sbirciò nella scollatura alla sua destra e gli tornarono subito in mente i lati positivi dell’estate.

Poi il treno partì e Franco si infilò gli auricolari. I Led Zeppelin lo avrebbero aiutato a rilassarsi.

Su di sé sentiva una pesantezza ormai ricorrente. Aveva 27 anni, una laurea in scienze politiche e zero possibilità di farsi una carriera.

Sapeva di non aver fatto la scelta più felice a laurearsi in quella disciplina ma, ormai, indietro non si poteva tornare. Solo lui sapeva quanto avrebbe voluto fare il giornalista, ma l’attualissima disoccupazione giovanile non lasciava spazio alle sue ambizioni. Il giornale per cui aveva collaborato aveva chiuso i battenti pochi mesi dopo la sua laurea, e tutte le testate a cui aveva fatto domanda rispondevano gentilmente con un “ci piacerebbe instaurare una collaborazione, ma solo in forma gratuita.” Chissà, magari questa frase avrebbe potuto riproporla anche al suo idraulico prima o poi.

L’unica soluzione, gliel’aveva detto il suo amico Francesco, era arrangiarsi. “Dimentica quello che ti piace fare e buttati dove cercano”.

E allora aveva iniziato a candidarsi per lavori mai pensati prima: magazziniere, commesso, segretario. Era stato anche richiamato da qualche azienda e aveva fatto diversi colloqui, ma si capisce: per fare il magazziniere non aveva esperienza, per fare il commesso era troppo qualificato e per la segreteria ci voleva qualcuno che avesse già lavorato al pubblico.

Da lì le sue palle avevano raggiunto una quota talmente bassa da pensare seriamente ad un’operazione chirurgica per rimetterle al loro posto.

Già, ma con quali soldi?

Il treno è in arrivo a Santa Maria Novella.

Franco scacciò via i suoi incubi e tornò alla realtà, anche se purtroppo non c’era alcuna differenza. Vide la ragazza mora alzarsi e la rotondità del suo seno sotto la canottiera gli diede quel pizzico di serenità di cui aveva bisogno. Certo, se avesse avuto una compagna così, sarebbe stato tutto in discesa.

Si mise la tracolla e si alzò, pronto per l’ennesima disavventura.

Stavolta si trattava di qualcosa di grosso, una rinomata agenzia di comunicazione. Finalmente un’occasione che si avvicinava un minimo ai suoi interessi.

Dieci minuti di camminata sotto il sole gli bastarono per raggiungere la sede del colloquio e infradiciarsi la camicia. Firenze era bollente.

Suonò al citofono e salì con l’ascensore fino al terzo piano. La segretaria gli comunicò che la Signora Boldrini era pronta a riceverlo. Come da indicazioni, raggiunse la seconda porta a sinistra e bussò: una signora bionda in tailleur blu lo invitò ad entrare. Non era niente male.

Salve, Giulia Boldrini”, disse tendendogli la mano.

Franco Galeotti, piacere”, rispose lui, ritrovando dentro di sé un briciolo di ottimismo.

Si sedettero alla scrivania e iniziarono a parlare: gli studi di Franco, la passione per il giornalismo, la sua grande capacità nel saper utilizzare i social network. Parlarono per circa mezzora, la Signora Boldrini gli spiegò che stavano cercando un tirocinante che curasse i social dell’azienda tutte le mattine dal lunedì al venerdì.

Tra l’altro, Signora Boldrini, la mia laurea specialistica verteva proprio sulla comunicazione attraverso internet…” – disse Franco ormai pieno di gioia. Azienda seria, lavoro carino, titolare gnocca. E lui che aveva perso le speranze!

Laurea specialistica?” – replicò la Boldrini con un velo di preoccupazione.

Sì, dicevo, nella mia tesi ho parlato proprio del problema comunicativo nella società di oggi…”

La Boldrini si irrigidì e assunse un’aria quasi colpevole.

Signor Galeotti, non sapevo che si fosse già laureato. Mi dispiace, ma l’offerta è rivolta solo ai laureandi che devono fare il tirocinio per i crediti formativi. I laureati ci toccherebbe pagarli. Sa com’è, la crisi…”

Franco la guardò negli occhi con una rabbia infuocata.

La stronza non si era nemmeno degnata di leggere il suo curriculum.


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