Giulia Mazzoni

"Pensando al mio futuro mi sono chiesta:
cosa voglio fare nella vita?
La risposta è stata una: scrivere.
Ma da dove si comincia?
M'hanno detto di fare un blog!"

#IlRaccontoDelWeekend – Come Xena

Qualche giorno fa, in una diretta Instagram, vi ho parlato di come ho aperto il blog e della mia passione per la scrittura. Vi ho raccontato anche di quella volta in cui, tanti anni fa, ho sentito dentro di me il forte istinto di andare a scrivere. Il racconto mi uscì dalle mani, come se fosse già esistito.

L’ho ricercato e ritrovato per voi.

Spero che vi piacerà!

 

come xena

 

Marta afferrò con decisione la piccola torcia che si intravedeva dal suo comodino celeste.
La strinse per un attimo al petto e poi, con un movimento lentissimo, scese dal letto.
La sua camera turchese al buio le faceva paura.
I mobili sembravano brutti mostri in agguato e il lampadario aveva la forma di uno di quegli alieni che aveva visto la sera prima in un film.
Per un momento si irrigidì, lì accanto al letto.
Il buio le faceva venire i brividi.
Quando era più piccola, infatti, cercava di addormentarsi sempre prima che la mamma spegnesse la luce, per evitare che la pelle le diventasse come quella dell’oca.
Ma adesso Marta aveva deciso di essere coraggiosa.
In fondo aveva già 7 anni.
Strinse con cura la maniglia della porta e la spinse delicatamente verso il basso.
Si affacciò e vide il corridoio buio che portava alle scale.
Uscì fuggiascamente dalla sua camera e si attaccò al muro, per muoversi nell’ombra come le eroine dei cartoni animati.
Una volta arrivata alla rampa cominciò a scendere gli scalini uno ad uno.
Il suo cuore batteva forte dalla paura.
Si affacciò con la testa dal corrimano.
La luce della cucina era accesa.
Qualche minuto prima le era parso di sentire uno strano rumore provenire dal piano di sotto e così aveva deciso di difendere la sua casa da qualsiasi cosa avesse invaso il suo territorio.
Adesso il cuore le era arrivato fino in gola.
“C’è qualcuno in cucina!!” – pensò.
Adesso doveva scegliere cosa fare.
Doveva andare a chiamare i suoi genitori? O forse doveva finalmente dimostrare il suo coraggio mettendo a repentaglio la sua vita per proteggere quella di tutti?
Non sapeva che fare.
Certo, un atto di coraggio sarebbe stato sicuramente apprezzato.
Fin da piccola Marta si sentiva esclusa dalla sua famiglia.
Che il suo arrivo in casa non fosse stato gradito era più che evidente.
Sua madre e suo padre erano due manager accaniti. Vivevano per organizzare.
Feste, incontri, congressi.
E, ovviamente, oltre al lavoro avevano programmato tutta la loro vita.
Volevano sposarsi su una spiaggia americana, comprare una casa a Milano e avere due maschietti.
Il matrimonio l’avevano avuto, una casa anche.
Il problema erano i due maschietti.
Marta sapeva bene che, dopo aver partorito il primogenito, sua madre si era subito messa in testa di coronare il suo sogno e dopo poco aveva già provveduto a mettere in cantiere la cosa.
Era rimasta incinta per la seconda volta e sentendosi sicurissima del suo sesto senso aveva già arredato una deliziosa cameretta celeste per il secondo bambino.
Beh, diciamo che, nella vita di due maniaci del controllo, Marta era quella che aveva scombinato i piani.
Quando i genitori seppero che ad arrivare non sarebbe stato un bel bambino forzuto ma una piccola signorina minuta, gli occhi gli strabuzzarono fuori dalle orbite.
Per loro era impossibile che i loro progetti non fossero stati messi in atto.
Non avevano tenuto bene in considerazione i piani di madre natura.
E quindi, come in tante famiglie capita, il primogenito diventò il “cocco” dei genitori, mentre Marta, fragile ed innocente, doveva sempre preoccuparsi di dimostrare il suo valore.
E quindi quella sera, dopo aver sentito quel rumore, aveva deciso di dare finalmente prova di sé.
“Se li chiamo penseranno che sono una fifona e rideranno ancora di me”.
No.
Preferiva rischiare la sua stessa vita pur di vincere la sfida che aveva nel cuore.
Scese tutte le scale con un nodo alla gola.
Si sentiva come se qualcuno le avesse infilato una pallina da ping-pong nel gozzo.
Ma che dico, una pallina da tennis.
Non si era mai sentita così.
In lei si confondevano libertà, terrore ed eccitazione.
Voleva essere la paladina che non era mai stata, proprio come quelle che si vedono nei telefilm.
Si sentiva come Xena.
Tirò a fatica un sospiro e avanzò verso la porta della cucina. Al di là del vetro opaco della porta non si intravedeva nulla.
Niente che l’aiutasse a calcolare le sue mosse.
Questo la spaventava ancora di più.
Xena, almeno, sapeva sempre cosa fare.
Si avvicinò con cautela alla porta.
La mano le tremava, ma cercò di tenerla ferma per posarla piano piano sulla maniglia.
Ok, era arrivato il momento.
Doveva aprirla e scoprire chi c’era da sconfiggere.
Non sapeva come l’avrebbe fatto, ma era convinta di farcela.
Provò a far passare un altro respiro da quel gozzo otturato.
“Ora, ora, ora!”.
Con uno scatto abbassò la maniglia e aprì la porta, vide un essere piccolo accovacciato dietro al bancone dei fornelli. Accese la torcia e gliela puntò subito in faccia come aveva visto fare tanto volte nei film polizieschi.
L’esserino si girò e, guardandola, iniziò a ridere.
Era suo fratello.
Immerso nella Nutella.
La sera prima lui e Marta avevano guardato la televisione fino a tardi andando contro agli ordini della mamma.
Proprio per questo si erano beccati una bella punizione: “Niente cioccolata per due giorni”.
E adesso Marta si ritrovava davanti ad un fratello disobbediente e testardo che aveva fatto ancora una volta di testa sua.
“Se ti vede mamma ti uccide!”.
“Ma che vuoi? Io senza cioccolata non ci so stare e quindi me la prendo”.
La prepotenza di Enrico lei non l’aveva mai sopportata.
Quanto era diversa da lui… forse in realtà non erano nemmeno fratelli.
Chissà, magari qualcuno aveva accidentalmente scambiato le culle!
“Sei proprio uno scemo Enrico”, gli disse, “smettila di andare contro a ciò che dicono i nostri genitori, prima o poi la passerai brutta!”, e con un balzo gli levò di mano il barattolo di Nutella.
“Così ora impari a disobbedire!”.
Non stava nella pelle dalla gioia. Finalmente aveva fatto qualcosa di giusto, aveva difeso i genitori e interpretato la parte della bimba diligente.
Questa volta un premio se lo meritava di sicuro!
“Marta!! Enrico!!”.
Un brivido le percorse la schiena.
Era la voce di sua madre.
Poi però la sua coscienza si alleggerì di colpo. Cosa aveva da temere? Era stata obbediente e aveva messo in riga il fratello.
Si sentiva improvvisamente la bambina più brava del mondo.
“Mamma mamma! Sapessi! Ho sentito un rumore e sono sceso qui, e cosa ho trovato? Marta che si mangiava la Nutella! Guarda, me l’ha anche lanciata addosso per la rabbia!”.
Il suo cuore diventò di pietra.
“Mamma non gli crederai mica!! Sono io ad averlo…”
“Zitta Marta! E fila a letto! Per te una punizione doppia! Anzi, che dico, tripla! Non solo mi hai disobbedito ma mi hai anche fatto svegliare in piena notte! E pensare che domattina ho anche un colloquio importante!”.
Guardò la madre che sul viso aveva una specie di ghigno.
Poi vide il fratello che, nascosto nella camicia da notte della mamma, se la rideva di cuore.
Anche stavolta le era andata male.
Forse era davvero destinata a non essere come Xena.

1 Risposta

  1. traunapaginaeuncaffe scrive:

    Ciao! Volevo dirti che ti ho nominata sul mio blog per i LIEBSTER AWARD, ecco il link:) http://traunapaginaeuncaffe.altervista.org/liebster-awards-2017/


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